Dolorose considerazioni del cuore

Dolorose considerazioni del cuore
Sono trascorsi tre anni dall’ultima volta in cui Tina ha visto Vittoria, la sua amica amatissima. Qualcosa le ha separate a lungo e ora, improvvisamente, si ritrovano l’una di fronte all’altra, con il desiderio mai sopito di recuperare un legame forte. Tina, da sotto le coperte del suo letto, cerca le parole per spiegare quello strappo e attraverso frammenti di ricordi che ancora fanno male riannoda i fili di un’esistenza smagliata. L’infanzia ritorna prepotente, con l’immagine di lei bambina accanto a una madre bellissima e assente, incapace di ascoltarla, incapace di regalarle una carezza, in perenne conflitto con il marito, un vero seduttore, che non riesce a lasciare nonostante sappia che ama un’altra donna. Tina cresce invisibile e l’adolescenza la coglie impreparata ad affrontare l’amore. La sua è un’educazione sentimentale falsata, impaurita, frustrata, perciò inconsciamente per non soffrire soffoca sul nascere qualsiasi storia, lasciandosi ogni volta un po’ morire. Il primo fidanzato, Michele, poi Yan incontrato a Parigi, che adesso riscopre in uno scambio epistolare, Jean-Brice e il gioco di cui lei è stata ignara pedina, due matrimoni falliti alle spalle, spalancano gli abissi del passato e lo ridipingono con nuovi e sorprendenti colori. Intanto il presente incombe. L’ennesima relazione malata con un uomo devastato e devastante, attira Tina in una trappola di carne e sangue, eros e thanatos. I genitori, ormai vecchi, hanno bisogno di lei, che non si risparmia. Accudisce una casa decrepita di oggetti diventati inutili, un padre acciaccato il cui fascino si è dissolto tra le rughe e quella madre, che perde le parole, biascica frasi senza senso e non sa ancora dire. Fino all’ultimo, quando un abbraccio inaspettato, e insieme a quello, le dolorose considerazioni del cuore che Tina ha riordinato per sé e per Vittoria in un denso flusso di coscienza, riapriranno un varco di luce verso la risalita, la vita...
Le parole, soprattutto quelle mai pronunciate. E’ intorno a questi “vuoti” che l’autrice costruisce il suo intenso romanzo, con l’intento di colmare intere parentesi abbandonate in sospeso. Tina scrive - proprio come la nostra Sandra Petrignani - e grazie al potere taumaturgico ed epifanico della scrittura riesce a rinominare ogni cosa nello spazio e nel tempo di una complessa dimensione affettiva. Da sotto le lenzuola, come in una tana che protegge, le parole filtrano, si fanno grammatica del dolore e svelano verità parallele, a più voci, che confluiscono infine nell’alfabeto scolpito sulla carne viva della protagonista. Sono le parole sbocciate per la prima volta dopo tanti anni con Yan, sono le parole taciute, che Tina ha aspettato invano dalla madre, quelle non dette a Vittoria… tutte le parole mancate nei momenti importanti parlano ora. E bruciano come aghi incandescenti - non basta prenderne le distanze raccontando della bambina Tina Tinissima in terza persona - perché ricucire uno squarcio non è come incollarlo. Ogni punto duole sulla pelle e le cicatrici non vanno più via. Come le parole che riempiono le pagine di questo struggente dialogare tra la mente e il cuore.

Leggi l'intervista a Sandra Petrignani

 

 

 

 
 
 
 
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