Domenica

Domenica
Lui è un uomo che piace alle donne e a cui piacciono le donne. Lei è una donna a cui piace piacere, soprattutto a Lui, ma ogni tanto anche a qualcun altro, tanto per sentirsi ancora attraente. Prima funzionava, Lui in viaggio per lavoro, periodi più o meno lunghi di lontananza, nostalgia della famiglia ma anche piccoli attimi di solitudine piacevole. Prima erano una coppia come tante, con i piccoli battibecchi e le grandi passioni della vita a due. Prima. Ora a Lui e Lei si è aggiunto il bambino. Quella piccola entità che ha rubato la scena al loro amore, al loro reciproco affetto e ha fagocitato le loro vite. Di sicuro quella di Lei, ora legata a doppio filo a quella del bambino, che le ha cambiato tutto, anche il corpo. Lontane le serate alcoliche, arricchite dalle escursioni nel mondo delle droghe, a cui seguivano mattinate a letto con la testa che scoppiava. Eppure questa domenica è tutta per loro, di nuovo un Lui e una Lei, il bambino è dai nonni, possono dedicarsi a raccogliere i cocci, ad attaccarli con l’attack e poi a rilanciarli in aria, ballando sui frantumi di una felicità che continuano a rincorrere e a dare per spacciata subito dopo. Amarsi, anche e soprattutto quando la trovi brutta; volerlo, anche e soprattutto quando lui vuole un’altra sotto i tuoi occhi. Ma a interrompere questa danza, che s’illudono sia per un giorno solo a due, arriva la telefonata che li riporta nel cerchio della famiglia: il bambino è all’ospedale… 
La penna degli scrittori, e soprattutto delle scrittrici, ha preso a tracciare un solco sul dramma familiare scatenato dalla nascita di un figlio, con mano disincantata e severa, spazzando via di taglio il glitter che prima avvolgeva ogni cosa. Avvertimenti, riflessioni e ammonimenti: questo sembrano voler lanciare romanzi come Domenica o lo stesso Lieto evento di Eliette Abécassis, nei quali l’esperienza “magica” e “romantica” della maternità viene guardata dritta in faccia, e raccontata in TUTTI i suoi aspetti, senza tralasciare quelli negativi. Le donne urlano la verità, tutta la verità, sulle difficoltà del divenire madri e dell’amarsi quando l’amore non segue una direzione unica che va da Lui a Lei, ma devia pericolosamente verso il bambino, e a volte (spesso) si perde nel cammino.  Un fenomeno questo che investe il mondo dei libri, ma anche il cinema e la televisione e che forse rispecchia una difficoltà reale e forse la voglia di sapere, di non trovarsi impreparate, o anche solo di poter dire a voce alta che non è tutto così bello quando si diventa madri, andando contro a un vecchio luogo comune che vuole le mamme in preda a un sentimento di gioia e felicità pure mai provato prima e non scalfito dalla minima sofferenza. Perché quel sentimento c’è, ma c’è tanto altro. E non sempre bello. La scrittura di Ilaria Bernardini, secca, indagatrice, si muove come un bisturi tra le pieghe del rapporto di coppia, viviseziona i chili di più portati dalla gravidanza, mette a nudo le difficoltà di essere presente per la famiglia e pur tuttavia doverla lasciare per lavorare. Lucida e spietata, la Bernardini continua però a riaprire la porta alla speranza, perché Lui e Lei, nonostante tutto, davvero tutto, a quell’amore e a quella famiglia si continuano ad attaccare con le unghie. Perché in fondo anche loro, come ognuno di noi, hanno fatto un figlio pensando (illudendosi?) di essere diversi. Per questo appunto a poco servirà mettere in guardia su ciò che li aspetta una futura coppia di genitori: tutti gli amori infatti si fondano e hanno origine proprio sull’illusione di essere diversi.  

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