Donne bersaglio

Donne bersaglio

La stretta allo stomaco all’ingresso dell’ufficio, il senso di nausea nel varcare il tornello, lo sguardo spento in ascensore. E ancora, camminare sperando di non essere notati, desiderare di essere invisibili e temere costantemente di essere presi di mira. Sono i segni di una sofferenza difficile da celare, impossibile da affrontare da soli. È il disagio quotidiano vissuto dalle vittime di mobbing. Il termine è stato mutuato dall’etologia e dagli studi di Konrad Lorenz, che volle così definire la reazione di controffensiva messa in atto, nel mondo animale, dai branchi verso il predatore, ma anche un’azione violenta talvolta agita contro un simile per allontanarlo dal branco. La vittima dell’azione di gruppo viene isolata e destinata alla morte sociale e spesso anche fisica. Si deve allo psicologo Heinz Leymann la trasposizione del termine mobbing all’ambito delle relazioni lavorative. Negli esseri umani, tuttavia, il mobbing non è più conseguente a un istinto di difesa, ma è una strategia lucidamente scelta ed eseguita, non è casuale, né sporadico, ma strutturato e sistematico. In cosa consiste il mobbing? Qual è il profilo del mobber e perché mette in atto comportamenti vessatori? Esistono caratteristiche comuni alle vittime di mobbing e perché non denunciano quanto stanno subendo prima che si instaurino effetti di lungo termine difficili da superare? Come comportarsi nel caso in cui si subiscano vessazioni sul luogo di lavoro? Quali diritti e quali tutele sono garantite al lavoratore?

Lo psicologo Harald Ege definisce il mobbing una “forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti da parte di colleghi e superiori”. Esiste un riconosciuto rischio di genere sul lavoro: le donne con maggior frequenza rispetto agli uomini sono vittime di mobbing, non di rado conseguente al rifiuto di avances e alle molestie sessuali. Sono molte le donne che subiscono in silenzio e l’Italia è tra i Paesi europei con il più basso tasso di denunce. Una fragilità quella del sesso femminile, che nel contesto di una relazione mobbizzante rivela tutta la forza del sesso debole: le donne reagiscono lavorando di più, confidando nell’effetto salvifico del superlavoro che però, rende la lavoratrice mobbizzata ancora più scomoda agli occhi dei colleghi. Un circolo vizioso che fa della donna la vittima perfetta del mobbing. Valeria Arnaldi, giornalista e scrittrice curiosa e impegnata nei temi sociali quanto di costume, presenta un’analisi della condizione femminile attuale, sotto il tiro di fenomeni criminali, stalking, molestie sessuali, mobbing. Insieme all’approfondimento e ai dati necessari a inquadrare il problema, la Arnaldi offre anche un insieme di supporti utili a chiunque si interfacci con i temi indagati. Indirizzi utili a cui chiedere aiuto, i consigli dell’avvocato, il punto di vista dello psicoterapeuta.



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