Donne che corrono coi lupi

Donne che corrono coi lupi
La Loba è una vecchia la cui unica occupazione è la raccolta di ossa. La sua attenzione è in particolar modo per quelle ossa che rischiano di andare perdute per il mondo: di cervo, di corvo e ancor di più di lupo. Quando ha raccolto tutte le ossa e ricostruito un intero scheletro, allora inizia a cantare, e mentre lei canta sempre più forte, le ossa si ricoprono pian piano di pelo, l’animale comincia a respirare, prende vita e comincia a correre per il deserto finché non incontra un fiume, un raggio di sole o di luna, e allora il lupo si trasforma magicamente in una donna che ride. A una ragazza qualunque, senza nome, invece, viene fermamente proibito di andare nel bosco, poiché lì può incontrare un lupo che la potrebbe mangiare. Lei disobbedisce a questo ordine e nel bosco incontra un lupo con una zampa impigliata in una trappola che le chiede di aiutarlo a liberarsi. La ragazza è intimorita e teme che, appena liberato, il lupo la uccida (perché in questo genere di storie – di solito - funziona così). La realtà, invece, la stupirà: non solo il lupo non le farà alcun male, ma le consegnerà un ciglio dell’occhio come segno di riconoscenza attraverso cui vedere chi le vuole veramente bene e chi finge…
Questi i due racconti che rispettivamente aprono e chiudono il lunghissimo saggio: nel mezzo storie riprese dal mondo delle fiabe come Il brutto anatroccolo e La piccola fiammiferaia, o dalla tradizione orale e popolare ispano-americana come La donna dai capelli d’oro. O ancora da altre tradizioni, spesso europee, come Barbablù. Ad ognuna delle storie, segue un’approfondita analisi psicologica ed interpretativa minuziosa, che non trascura alcun dettaglio e che analizza il ruolo della donna interpretandolo per i giorni nostri: madre, moglie, single, lavoratrice, amata o amante. Il concetto di fondo è tenuto ben saldo e non si perde nelle oltre 500 pagine, anzi il racconto della Loba e della ragazza che incontra il lupo nel bosco vanno a chiudere un cerchio: in ogni donna si cela un essere primordiale, che l’accomuna - più di quanto l’opinione comune pensa - ai lupi. La donna selvaggia (dove per selvaggia non s’intende incontrollata, ma naturale) e il lupo sano sono dotati entrambi di grandi capacità istintive, di forza e di resistenza ci dice nell’introduzione l’autrice Clarissa Pinkola Estés, di professione analista junghiana, oltre che scrittrice. Donne che corrono coi lupi – come apprendiamo dall’appendice finale - è frutto di un lavoro durato un arco di tempo ventennale e che ha subito rielaborazioni ed integrazioni. E allo stesso tempo, ci suggerisce l’autrice, così può essere letto: un racconto o due, poi segue la riflessione e poi si riprende a leggere altri racconti, non necessariamente nell’ordine in cui seguono nel libro. Non è una lettura da farsi tutta d’un fiato, ma da tenere sul comodino e andare a riprendere ogni volta che se ne sente la necessità. È un libro che non può finire mai, perché ogni volta che lo si va ad aprire c’è sempre qualcosa da imparare e per cui emozionarsi.

 

 

 

 
 
 
 
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