Dopo la guerra

Bordeaux e Algeria. Gennaio 1958. In un posto isolato tre brutti ceffi torturano Lucien Lulù Kleber. Li guida il commissario della polizia giudiziaria Albert Darlac: vogliono sapere dove sta il Granchio, che pare abbia ucciso il loro amico Penot. Prima se lo fanno dire, poi ammazzano Kleber. Darlac è potente, corrotto, brutale: ora si sente minacciato e deve scoprire chi è che lo bracca, arrivando addirittura a minacciare la figlia quindicenne della sua maltrattata e bella convivente. Vorrebbe vendicarsi di lui Jean Delbos, l’uomo che molto amichevolmente conosceva e che fece arrestare e deportare durante l’occupazione tedesca nel 1943-44 insieme alla moglie Olga. Daniel era figlio loro, fu adottato da care persone, è convinto siano entrambi morti da tempo, fa il meccanico, è un diciottenne molto appassionato di cinema in attesa di ricevere la cartolina precetto per arruolarsi e andare a combattere da tiratore scelto nella colonia francese. Il padre si è salvato a stento, ha cambiato varie residenze e vari nomi, ora ha quarantun anni, lavora come contabile e si fa chiamare André, va a cercare il figlio in officina senza essere riconosciuto, decide di ammazzare intorno a Darlac prima di arrivare a lui…

L’insegnante bordolese Hervé Le Corre è un ottimo scrittore di Littérature policière, vincitore di molti premi; un anno fa ha pubblicato in Francia questo bel cupo corposo decimo romanzo con tre protagonisti (il poliziotto sempre bastardo e cinico, il disperato ora buon assassino, il ragazzo in formazione) ambientato in un contesto “guerriero” (fra loro, con i nazisti in casa, con i colonizzatori in Africa) perfettamente ricostruito. I morti della vicenda alla fine superano la decina. La narrazione è in terza su ciascuno, mentre in prima Jean descrive le proprie memorie del passato: lo struggente forzato abbandono del figlio, la deportazione e la crudele morte della moglie comunista ebrea (della quale non fu un buon marito), il ritorno in patria dopo l’inconsistente epurazione, per vendicarsi in qualche modo; soluzioni stilistiche sempre equilibrate ed efficaci. Compare spesso il ricordo del reale pessimo aguzzino Pierre Napoléon Poinsot, commissario capo della SAP a Bordeaux durante la guerra, giustiziato nell’estate 1945. Visto il contesto, tutti leggono qualche romanzo “giallo” e bevono gran vini. Colonna sonora di Édith Piaf e Gilbert Bécaud.



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