Dopo tanta nebbia

Dopo tanta nebbia

Il liceo linguistico internazionale della Misericordia cerca di imitare, nell’aspetto e nelle strutture, un campus universitario inglese. E anche in una giornata nebbiosa come quella pare un bel posto: alberi ben potati, aiuole fiorite, prato curato. Il complesso ospita una palestra superattrezzata, due campi da tennis, una pista di pattinaggio, un campo da calcetto, una piscina all’aperto per i corsi estivi e una coperta per le ore di ginnastica nel periodo scolastico. Tutto è in perfetto ordine, anche le palizzate sembrano dipinte di fresco. In un posto così difficilmente qualcosa può sfuggire al controllo della superiora. Qualunque cosa sia accaduta a Christian lei non può non esserne informata. I cani si dirigono verso il campo da calcetto, poi nella zona della piscina. La vasca è regolamentare, da competizione. Venticinque metri per dodici e cinquanta, cinque corsie. Ma adesso è vuota e coperta sul fondo da un telone di gomma verde scuro. Tutto intorno corre un cordolo di pietra bianca: è qui che i cani cominciano ad abbaiare, poi tutti e cinque puntano verso il fondo della piscina, mugolando e facendo quasi per buttarsi. Fortunatamente sono saldamente tenuti al guinzaglio…

Di tragica attualità, visto che parla di un caso di bullismo, nella fattispecie un episodio che vede coinvolto un ragazzo che svanisce nel nulla da un prestigioso istituto superiore e nessuno, tanto per fare una cosa nuova, ha visto né sentito alcunché (la perfezione non è di questo mondo, ma l’omertà sì, e il luogo comune che si tratti di qualcosa di frequente per lo più al sud viene ovviamente e giustamente smentito in quattro e quattr’otto…), è il nuovo e avvincente capitolo della saga delle indagini di Lolita. Non l’eroina di Nabokov prestata chissà come al poliziesco, naturalmente, bensì la Lobosco, bella e brava (nata dalla penna di Gabriella Genisi, che ha una voce narrativa brillante), neopromossa con merito questore e quindi trasferita dalla sua Bari a Padova, lontano dal sole e dal mare e in mezzo a una coltre spugnosa e soffocante di nebbia che le ottunde i sensi e soprattutto arriccia i capelli. Il che non aiuta a sentirsi a proprio agio in un posto nuovo e che appare ostile pressoché da ogni punto di vista. C’è da dire però che ovviamente pian piano le cose si evolveranno in molteplici direzioni, e i toni del giallo assumeranno anche gradevoli sfumature rosa… Ironico, divertente, leggero, un canonico romanzo di genere piacevolissimo perché per nulla pretenzioso, costruito con precisione e cura, ben fatto, che funziona in ogni meccanismo, ha buon ritmo, trama solida e la dote non scontata di un’estrema e leggibilissima semplicità, valore ancor più grande in questa nostra società che sembra sempre più ricca di miserabili epigoni dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria.



 

 

 

 
 
 
 

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