Doppia ombra

Si potrebbe supporre che in una piccola provincia come Ardese – nome fittizio per una cittadina qualsiasi adagiata sulla riva di un lago – non succeda un granché di interessante, e invece al Sostituto Procuratore Alvise Guarnieri e ai suoi colleghi, dall’arcigno ma simpatico Sostituto Agostina Arcais al maresciallo Alfano,  il lavoro non manca proprio. Il caso più eclatante che riempie i giornali riguarda una rapina in villa con annesso omicidio di un noto e benvoluto farmacista. Un omicidio efferato, che a detta dell’anatomopatologo, presenta quasi delle caratteristiche rituali. Poi c’è una casa di riposo in cui non muore mai nessuno, e alla quale accedere anche in veste di parenti è più difficile che entrare a Fort Knox. Faldoni che scompaiono con relativo pseudo-delirio di telefonate alle varie sezioni salvo poi scoprire che erano dove dovevano essere; sostituti di turno che si rendono irreperibili (o quantomeno ci provano), furti di motorini che si rivelano reati con risvolti internazionali…
In procura i personaggi sono gli stessi che abbiamo conosciuto in Quota 33, il romanzo con cui la Gallego ha esordito, e qui oltre ad intraprendere nuove indagini proseguono a vivere le loro vite, facendocene un po’ partecipi. Dopo il controverso esordio che ha accolto il primo romanzo della serie - probabilmente per la difficoltà di attribuirlo ad un genere preciso - in questo Doppia ombra l’autrice ha evidentemente affinato l’intuito per il gusto e la richiesta dei lettori. Il linguaggio più fluido e l’utilizzo di una terminologia meno burocratica e specialistica rende l’approccio meno ostico. Meglio delineata e quindi più facilmente fruibile e leggibile il plot e lo stesso vale per le sottotrame, che forse è più corretto chiamare trame laterali. Un po’ meno presenti le vicende personali dei magistrati e dei poliziotti, che vengono raccontate senza troppi approfondimenti ma dicendo quel tanto che basta per seguire l’evoluzione dei comportamenti e gli atteggiamenti che inevitabilmente influenzano l’agire di ognuno. A lettura conclusa, oltre al piacere di avere letto un bel libro, viene certamente da chiedersi quanta sia la voglia o la necessità dell’autrice di raccontare un mondo, quello delle Procure e dei tribunali, che purtroppo come tutti i luoghi istituzionali, raccoglie giustizie e ingiustizie che non sono solo relative ai codici penali.

 

 

 

 
 
 
 
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