Doppio sogno

Doppio sogno
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Vienna, fine Ottocento. Messa a letto la loro bambina, Fridolin e Albertine si ritrovano a parlare di quanto è successo la sera precedente: il medico e la moglie sono andati a un ballo in maschera. Dalla giocosa conversazione iniziale si spostano ben presto a un discorso più serio: Albertine confessa al marito che, durante le vacanze estive in Danimarca, ha provato una fortissima attrazione per un giovane ufficiale e che il desiderio l’avrebbe persino portata ad abbandonare Fridolin e la loro bambina. Il fugace incontro col ragazzo danese per giunta ha fatto fantasticare la donna sull’essere posseduta da molti uomini, in una liberazione dai sentimenti che culmina con il predominio dell’amore carnale. L‘uomo è sconvolto dal racconto della moglie e dalla sua disinvoltura nell’ammettere i pensieri fedifraghi, così fugge via sotto choc e inizia a girovagare senza una meta. Per le strade oscillano le tremule fiammelle dei lampioni, la neve si è sciolta. È una notte insolitamente calda per Vienna. Il caldo spirare del föhn lo porta in un locale. Qui incontra Nachtigall, suo compagno di studi ridottosi a suonare il piano in caffè di basso rango. Il vecchio amico lo introdurrà in una riservatissima festa dell’alta società, dove si accede solo se mascherati con un saio scuro e una maschera e con una parola d’ordine. Fridolin non conosce i partecipanti, non conosce il proprietario della villa e forse stenta a riconoscere persino se stesso, in quel covo di perversioni che gli altolocati si concedono…

Traumnovelle – questo il titolo originale di questo romanzo breve – è un gioiello dell’austriaco Arthur Schnitzler, pubblicato per la prima volta nel 1926. Un’opera posteriore all’incontro con la psicanalisi freudiana, che aveva già influenzato Joyce, Svevo, ma anche lo stesso Schnitzler di Girotondo. A rendere il libro ancor più noto presso il grande pubblico ha contribuito la versione cinematografica di Stanley Kubrick, Eyes wide shut (1999), ambientata nella New York degli anni Novanta. Per avere un’idea delle atmosfere create da Schnitzler, si potrebbe prendere spunto proprio dal titolo dell’ultimo capolavoro del cineasta americano, azzeccatissimo in quanto rende l’idea dell’ineffabilità della vicenda: eyes wide shut è un’espressione idiomatica che significa qualcosa come “occhi completamente chiusi” e indica totale ingenuità e inconsapevolezza. Gli occhi di Fridolin e Albertine sono serrati, ma lo sguardo interiore è rivolto al mondo dei sogni, a renderlo indistinguibile dalla realtà. Il sogno non è mai solo tale, la realtà non è mai palesemente vera. I sogni sono un’arma a doppio taglio, perché svelano fantasie recondite e desideri inconfessabili, ben più autentici delle ipocrisie delle nostre vite quotidiane. Quanto c’è di reale nell’inconscio e nelle pulsioni che svela? Quanto c’è di sognato nelle esperienze che realmente facciamo? Tutto il romanzo ruota attorno a questa dicotomia, per mostrarci quanto spesso nelle esperienze che facciamo ci si senta quasi “wie aus einem Traum”, cioè “come in un sogno”.



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