Dostoevskij, Nietzsche e la crisi del cristianesimo in Europa

Dostoevskij, Nietzsche e la crisi del cristianesimo in Europa

“Se Dio non c’è, tutto è permesso”, afferma Dostoevskij ne I fratelli Karamazov. “Dio è morto” sentenzia dal canto suo Nietzsche ne La gaia scienza. I due celebri aforismi anticipano lo sconvolgimento globale dei totalitarismi del XX secolo, ma anche la crisi del cristianesimo in Europa, che si è manifestata con esiti catastrofici nel fascismo e nel comunismo. Perché sostenere la morte di Dio non è solo una professione di ateismo. È una tesi che incide profondamente nell’evoluzione della storia dell’Occidente, con conseguenze tanto materiali quanto culturali. Questi due “filosofi della tragedia” aiutano, ciascuno a suo modo, a comprendere i motivi del cristianesimo dopo Auschwitz. Se però per Dostoevskij smarrire l’idea di Dio significa annullare il fondamento di ogni valore e porta alla rovina storica e umana, per Nietzsche sbarazzarsi dell’ingombrante presenza del creatore è essenziale per sostituire Cristo con il superuomo. Tutto però ha un prezzo e quello della perdita di Dio è altissimo. Sono i lager e i gulag, i terrorismi di ogni colore e molte delle nefandezze di cui è costellato il cammino dell’umanità nel Novecento...

Vladimir Kantor, inserito dal periodico francese “Le Nouvel Observateur” fra i primi venticinque filosofi di rilievo internazionale, approfondisce in un saggio ad alta intensità (pubblicato da Amos con testo originale russo a fronte) uno scontro tra Titani dal pensiero opposto e complementare. Nietzsche, che non perdona al cristianesimo di aver attratto a sé i deboli e i falliti, crede di riconoscere in Dostoevskij uno spirito affine al proprio. In effetti, molti dei nichilisti creati dal genio russo anticipano i temi nietzschiani, come Raskol’nikov con i suoi sogni napoleonici di potenza. Dostoevskij, però, comprende che a respingere Cristo è proprio la plebe, il popolo che ha chiesto a gran voce di crocifiggerlo. E benché le sofferenze degli umiliati e offesi del suo tempo gli strazino il cuore, sa che se quel popolo giungerà al potere non trasformerà la vita in un paradiso, come voleva l’utopia socialista. Così è stato. Le masse che hanno aderito ai totalitarismi hanno portato l’inferno in terra e la Chiesa non ha potuto e saputo fermarle: ecco la disfatta del cristianesimo. Tuttavia, sottolinea Kantor, hanno resistito i cristiani, sono rimasti gli ideali, come Dostoevskij auspicava: “Senza ideali... non si potrà mai avere alcuna buona realtà”. Alla fin fine, Dio non è morto. O per dirlo con le parole in musica di un saggio modenese: “se Dio muore è per tre giorni e poi risorge”. E c’è ancora speranza.



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