Dove finiscono le parole

Anni Ottanta. La piccola Andrea incontra per la prima volta il suo nemico pochi giorni dopo l’inizio della prima elementare. Un nemico apparentemente poco minaccioso, ma per lei terribile: il libro degli esercizi. Sia lei sia sua madre sia l’inseparabile amichetto Marcellino si accorgono ben presto che Andrea trova delle strane difficoltà nel leggere parole anche semplicissime. Confonde “mamma” con “mucca”, per esempio. Cosa c’è che non va? È una bambina vivace e intelligente, quindi gli insegnanti trovano la soluzione più ovvia: “Non si applica”. E a ogni ricevimento dei professori i genitori di Andrea – che pure sono sereni, “illuminati” e non hanno pretese eccessive sul suo rendimento scolastico – tornano a casa più sconfortati e arrabbiati. Le tentano tutte: approccio dolce, sgridate, ripetizioni, punizioni assortite. Niente da fare, anzi man mano che gli anni passano e la scuola si fa più difficile, la situazione non fa che peggiorare. Nel frattempo Andrea si innamora della tv, perché in tv trova tutto: “immagini e parole, colori e musica, balli e dialoghi, tutto senza pause, senza attese, senza tempi morti”. Un antidoto all’ansia e al senso di inadeguatezza che la divorano. E pensare che sarebbe bastata una semplice diagnosi e tutta quella sofferenza si sarebbe evitata: perché lei non è affatto una bambina che “non si applica”, è semplicemente una bambina dislessica…

Certo che Andrea Delogu, una delle conduttrici radiofoniche e televisive più brave e amate del nostro Paese (“Stracult” e “La versione delle 2” fra i tanti programmi che la vedono protagonista) ha avuto un’infanzia niente male: siamo già al secondo libro sull’argomento, non è cosa da tutti. Non bastava il fatto di essere nata e cresciuta all’interno della comunità di San Patrignano (anni raccontati nello struggente La collina, scritto a quattro mani con Andrea Cedrola), ci voleva anche la dislessia. Un disturbo specifico dell’apprendimento che fino all’inizio degli anni duemila era praticamente ignorato e che ha funestato gli anni scolastici di centinaia di migliaia di ragazzi, ritenuti a torto semplicemente degli alunni svogliati o incapaci. Come è capitato alla Delogu, che in questo memoir tra il serio e il faceto racconta le sue difficoltà scolastiche e il modo in cui ha cercato di superarle, le sue “strategie di sopravvivenza”, fino all’epifania: “(…) Un pomeriggio, su un autobus, ho visto un video su YouTube che mi ha aperto un mondo. Un video semplicissimo, in cui si vedevano scorrere delle parole interrotte, capovolte, storpiate. (…) Quel video stava spiegando a un non dislessico come si sentiva un dislessico, quel video stava spiegando al mondo come mi sentivo io”. La testimonianza di Andrea Delogu potrà essere d’aiuto alle ragazze e ai ragazzi che si sentono persi di fronte alle difficoltà che il loro DSA causa loro (anche se oggi le diagnosi non mancano e i bambini dislessici seguono un percorso didattico pensato appositamente per loro – sebbene non manchino carenze e problemi), che si sentono o vengono fatti sentire “sbagliati”: il font con cui è stato stampato il libro peraltro è perfettamente leggibile anche da un dislessico. Ma oltre che una preziosa testimonianza, Dove finiscono le parole è un omaggio entusiasta alla cultura pop: “Ho imparato a parlare un italiano corretto dalla televisione, la grammatica sui social, la storia dai documentari e ho conosciuto i grandi classici vedendo i film che ne sono stati tratti” (non a caso i capitoli del libro prendono il titolo da quattordici film e da una sit-com). Nasce tutto da una TEDx durante la quale Andrea Delogu ha voluto per la prima volta raccontare la sua esperienza di dislessica, una scelta felice che l’ha resa un punto di riferimento per la comunità dei ragazzi con DSA e dei loro familiari. Non sentitevi soli, dice loro la conduttrice, abbiate pazienza e perseguite “come primo obiettivo la vostra serenità

LEGGI L’INTERVISTA A ANDREA DELOGU



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