Dove il tempo si ferma

Dove il tempo si ferma

Quando una stella ha esaurito il suo combustibile può andare incontro a tre diversi destini: diventare una nana bianca, diventare una stella di neutroni, oppure, se ha una massa sufficiente, collassare su se stessa trasformandosi in un singolo punto di densità infinita, in grado di imprimere una analoga infinita curvatura allo spaziotempo, un punto in cui le comuni leggi della fisica cessano di essere applicabili. È ciò che viene definito una “singolarità”, un black hole, un buco nero. Il bordo di questo misterioso oggetto cosmico è definito “orizzonte degli eventi”, il limite oltre il quale nulla, neppure la luce, può sfuggire al suo campo gravitazionale. Una teoria attuale propone che al centro di ogni galassia, compresa la nostra, vi sia proprio un enorme black hole. Ma siamo davvero certi che nulla possa più uscire una volta attraversata la soglia del’orizzonte degli eventi? Perché applicando i principi della meccanica quantistica al comportamento della materia in prossimità di uno di questi straordinari oggetti, sembrerebbe che qualcosa, in effetti, possa emergere: una radiazione... E se la singolarità non avesse l‘aspetto di un punto di densità infinita, ma di un anello? Sarebbe possibile... attraversarla? Per arrivare dove?

I buchi neri sono stati forse l‘oggetto principale della ricerca del popolare fisico britannico Stephen W. Hawking, recentemente scomparso, tanto che questi ha esplicitamente richiesto come epitaffio sulla propria pietra tombale un’equazione di sua elaborazione che descrive la radiazione emessa da quei misteriosi oggetti celesti. Dove il tempo si ferma è la trasposizione delle due “Reith Lectures” ‒ letture di approfondimento commissionate sin dal 1948 a personaggi del mondo della cultura, della scienza, della politica, e trasmesse dalla BBC (per i curiosi: potete trovare le due conferenze di Hawking su questa pagina!) ‒ in cui lo scienziato ha riassunto i suoi studi, le sue speculazioni e le sue ultime conclusioni su questi corpi che sembrano sfidare la più fervida immaginazione, e sul cui comportamento si misurano le distanze (ed i relativi tentativi di accorciarle) tra le due grandi teorie che forniscono un modello dell’esistente: la teoria della relatività e la meccanica quantistica. Il saggio, di poche decine di pagine, commentato da David Shukman, editore scientifico di BBC News ‒ non riportato come coautore nonostante l’importanza dei suoi contributi ‒, rispetto ad altre opere a carattere divulgativo dello stesso autore denota il taglio rapido, “radiofonico”, dato allo scritto, meno argomentato, ma soprattutto meno intriso di quel sottile senso di humour che è sempre stato tratto distintivo dello scienziato.



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