Dove sono in questa storia

Dove sono in questa storia
Nel 1961 Jurij Gagarin compie un'intera orbita ellittica attorno alla Terra ed Emir Kusturica in prima elementare confronta i propri movimenti con la velocità della navicella Vostok uno. Il tempo del bambino scorre in modo non costante: rapido e supersonico quando si avvicina alla bella  Snježana Vidović per rubarle qualche bacio, lento ed immobile quando lavora al modellino del Titanic, il miglior lavoro di educazione tecnica di tutta la classe della maestra Remac Slavica. Alla Casa della polizia, un cinema di Sarajevo, Emir vede Il grande dittatore di Charlie Chaplin e per undici volte Le fatiche di Ercole di cui ama soprattutto la scena in cui i templi greci vengono distrutti. Rappresentandola nel cortile di casa attorno ad un piccolo pubblico, per l'emozione e lo sforzo, ad Emir scappa un peto. «Non preoccuparti, in Inghilterra lo fanno in ogni occasione, solo che alla fine dicono “Sorry”» lo rassicura Murat, suo padre. Sottosegretario del ministro dell'Informazione, papà Kusturica non chiede a suo figlio di diventare un Fellini, ma almeno un De Sica e ritiene che la morte sia una voce infondata, da non prendere troppo sul serio. La notte Emir lo sente parlare di Tito, dei russi, di come sarà la Jugoslavia quando non ci sarà più il maresciallo. «Possibile che per te tutto sia politica?» lo rimprovera Senka, moglie di Murat e madre di Emir. Qualche anno più tardi Senka farà a suo figlio la stessa domanda, ma prima Emir si diplomerà all'accademia cinematografica di Praga, riuscirà finalmente a vedere Amarcord, sposerà Maja, vincerà due volte la Palma d'Oro con Papà... è in viaggio d'affari e Underground e vedrà il suo paese devastato dalla guerra...
Dove sono in questa storia non è solo l'autobiografia di Emir Kusturica, è anche la sua personale sfida ad una delle fondamentali abilità umane, quella che impedisce di impazzire dalla felicità o di morire di tristezza: la dimenticanza. È l'oblio che salva l'uomo dalle crisi storiche, ma è preferibile rovistare nelle sale del cervello per tirar fuori i ricordi più dolorosi o esser sepolti senza che nessuno abbia mai avuto accesso a quei locali? Le memorie del regista di Ti ricordi Dolly Bell? e Gatto nero, gatto bianco nascono da questa domanda e dal bisogno di raccontare le amarezze e le gioie di una vita. Delle proprie opere cinematografiche Kusturica parla sempre con umiltà, esse sono soltanto lo sfondo di Dove sono in questa storia, in primo piano soprattutto una famiglia e la seconda metà del Novecento a Sarajevo. L'ammirazione sincera di Kusturica per Federico Fellini e per Ivo Andrić meriterebbe già da sola la lettura del libro, ma c'è molto di più in questa autobiografia. C'è il talento di un vero e proprio scrittore che, spalancando le porte delle stanze più buie e nascoste della sua mente, illumina a giorno la vastità del suo dramma e con l'arma non violenta della parola scritta sconfigge il silenzio.

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