Dove va a finire il cielo

Dove va a finire il cielo

Le costellazioni non cambiano soltanto forma, ma anche la loro posizione nel cielo, al di là del moto notturno che compiono da est a ovest. Esiste, infatti, un fenomeno che si chiama precessione degli equinozi. Per capirlo si deve tornare sulla Terra e studiare il suo movimento attorno al Sole. Come è noto, gli equinozi sono i due punti dell’orbita Terra-Sole nei quali il Sole si trova allo zenit sull’equatore e in cui la durata del giorno e della notte si equivalgono. Una piccola complicazione è data dal fatto che il momento esatto in cui si verificano gli equinozi cambia nel tempo. La Terra, infatti, gira anche su se stessa, attorno a un asse immaginario che unisce i due poli geografici. Questo asse, nel moto di rivoluzione annuale, si mantiene più o meno parallelo a sé stesso, ma cambia su tempi più lunghi: l’asse terrestre, infatti, ruota su se stesso descrivendo in cielo un cerchio ogni 25.800 anni circa. La conseguenza è facilmente immaginabile: se l’asse terrestre ruota, non sempre il polo nord celeste, cioè la proiezione nel cielo del polo nord geografico, sarà indicato dalla stella Polare, nella costellazione dell’Orsa minore. Fra 13.000 anni, per esempio, sarà indicato da Vega, nella costellazione della Lira. E circa 6000 anni fa a indicarlo era Thuban, la stella più luminosa della costellazione del Drago. Sempre per restare sul tema della contaminazione scienza-letteratura, il riferimento compare nella saga de La ragazza drago: anche 30.000 anni fa, infatti, Thuban indicava il nord, e proprio 30.000 anni fa, nella mitologia del libro, i draghi dominavano la Terra. Su tempi brevi, comunque, le costellazioni rimangono più o meno le stesse. In passato gli astronomi si sono inventati costellazioni a tutto spiano, spesso per compiacere qualche potente che poteva allungare denaro per finanziare una ricerca. Di fronte a quel caos, nel 1922 l’astronomo Henry Norris Russell decide di mettere un po’ d’ordine. Il cielo viene diviso in ottantotto costellazioni: molte sono quelle antiche, greche e arabe, ma ce ne sono anche di moderne, soprattutto per l’emisfero australe, che è stato osservato sistematicamente solo in epoca decisamente più prossima a quella attuale. Queste ultime si riconoscono per il nome, che in genere non fa riferimento ai miti, ma a oggetti tecnologici: ci sono il Sestante, il Telescopio, ma anche qualche animale, come il Tucano. Non solo si decide quali costellazioni tenere e quali buttare, ma anche quali porzioni di cielo attribuire a ciascuna costellazione…

Laureatasi in fisica – indirizzo astrofisico – ormai tredici anni fa presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con una tesi sulle galassie nane (ossia galassie caratterizzate da pochi miliardi di stelle – pochi specie se messi a confronto con i 200/400 miliardi di astri della Via Lattea – e che possono essere ellittiche, sferoidali o irregolari), nonché addottoratasi in astronomia, Licia Troisi è nota per la sua vasta produzione letteraria, in particolare di genere fantasy (Il mondo emerso, La ragazza drago, Pandora, La saga del Dominio), che ha ispirato anche dei fumetti e dei libri illustrati: ma la sua formazione non può non essere un sostrato vivo e sempre presente. Con Dove va a finire il cielo – sottotitolo, perfetto: e altri misteri dell’universo – il suddetto sostrato si fa nucleo, sostanza e tema al centro della discussione: il libro rientra infatti pienamente nella categoria, mai troppo affollata, viste le difficoltà che ha l’istruzione nel nostro paese, specie per quanto riguarda argomenti non umanistici, delle pubblicazioni di divulgazione scientifica. Avvalendosi pure della consulenza di Luigi Pulone, che per sua stessa definizione “è stato centometrista, mimo, attore girovago e bobbista della nazionale italiana, nel tempo libero si è laureato in astrofisica e oggi lavora all’Osservatorio Astronomico di Roma alla ricerca dell’età degli ammassi stellari”, e combinando nel suo riuscito, elegante, piacevole e leggibilissimo stile nozioni dotte e importanti con simpatici aneddoti di vita vera e la freschezza e l’innata e costante curiosità conservata sin dall’infanzia, quando il desiderio di conoscenza e la scoperta del mondo l’hanno fatta avvicinare alle scienze naturali, Licia Troisi redige un saggio adatto a tutti, chiaro, limpido, mai banale né d’altro canto autoreferenziale, immediato, comprensibile, appassionante, istruttivo. Corredato da immagini bellissime, non solo di diagrammi, schemi, supernove, galassie, nebulose, tramonti su Marte (che, pianeta rosso, li ha azzurri mentre la Terra, pianeta azzurro, li ha rossi…), ma persino dell’imperatore Enrico III che indica una stella nuova sul cielo di Tivoli in un manoscritto del 1450 (potrebbe trattarsi, dice, una testimonianza dell’osservazione in Occidente della supernova SN1054), rende accessibile l’inaccessibile, il misterioso, il cielo che ci sovrasta, ci incanta, ci seduce e conduce.



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