Dovevo dirtelo

Dovevo dirtelo
Due ragazze si svegliano nello stesso letto: i loro corpi continuano a cercarsi, si sono ritrovate dopo molto tempo e ora che è mattina ed entrambe devono recarsi alle loro attività quotidiane, è dura separarsi di nuovo… L’ambulanza arriva quasi subito. Tiziana è incinta da poche settimane, lei e Guido ci hanno provato per molto tempo, avevano quasi perso le speranze, e adesso… Stefania e Roberto ci provano da otto anni, ad avere un figlio: la sera della vigilia di Natale, un vecchio disco in vinile riporta in loro la memoria di una passione che sembrava ormai spenta… Notte di Capodanno: Franco, sessantacinque anni, ubriaco fradicio, chiuso in bagno da oltre un’ora a ridere a crepapelle con la moglie...
Maternità e paternità cercate, negate, sprecate. Amore eterosessuale, amore omosessuale. Amicizia, quella vera, quella in cui non serve parlarsi per capirsi. Il tempo che stiamo vivendo, iperconnesso e alienante. Trenta storie, stili differenti: il talento di Sara Vannelli è fotografare con disincanto e crudeltà ciò che accomuna tutti noi, esseri umani globalizzati. Primo: il senso di vuoto e disagio in una quotidianità bombardata da continui input. Secondo: la precarietà dei legami, sottili come fili, la sensazione che da un momento all’altro possano spezzarsi. Terzo: la dispersione dei sentimenti, degli affetti che ci fanno rimanere fermi in un mondo sempre più frenetico. Dovevo dirtelo è in apparenza - e anche qui sta la sua bellezza - un libro contro ogni logica editoriale. Quelle logiche che disilludono chi vuole scrivere racconti, perché una storia “pubblicabile” deve avere una trama compiuta e una consecutio temporum, ovvero un inizio (incipit), un punto culminante (climax) e una conclusione (explicit). I frammenti che Sara Vannelli ci racconta hanno una logica tutta loro, che si percepisce man mano che si prosegue nella lettura. Al termine, la sensazione dominante è di aver abbracciato la condizione umana contemporanea in tutte le sue sfaccettature, e di aver ritrovato - racconto dopo racconto - un pezzetto di sé che si credeva di aver perduto.

 

 

 

 
 
 
 
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