Dracula – Storia e leggenda di un incubo

Il segreto del successo della figura del vampiro da Bram Stoker in poi, giurano critici e antropologi – e la tesi invero pare assai ragionevole –, sta nella nostra atavica paura dei morti. Eppure il personaggio di Dracula non è solo un’icona, è ispirato ad un uomo realmente esistito: Vlad III, sovrano di Valacchia, una regione dell’attuale Romania. Fu un condottiero crudele in tempo di guerra e un governante severo in tempo di pace, ma probabilmente non più di altri sovrani del XV secolo. Eppure esercitò un fascino sinistro sui suoi contemporanei e un alone di nera leggenda avvolse ben presto la sua vita, tanto che già nel Seicento Ferdinando II d’Asburgo volle inserire un ritratto di Vlad nella sua collezione di “mostri” realmente esistiti, vittime delle più incredibili deformità o autori di atroci delitti. Due stampe antiche raffigurano Vlad/Dracula mentre banchetta in mezzo a una selva di impalati che un carnefice sta mutilando alacremente. La tradizione vuole anche che un suo ritratto nella chiesa di Curtea de Arges sia stato fatto sparire per volontà del vescovo Filarete II nel Settecento per impedire che “profanasse” un luogo sacro. Bram Stoker quindi ha dato forma di romanzo a una leggenda che viene da lontano. Per la precisione inizia la notte d’Ognissanti del 1430 a Sighisoara, al confine tra Valacchia e Transilvania, nella casa del nobile Vlad II Dracul (cioè insignito dell’Ordine del Drago) e di sua moglie. Sta nascendo il loro secondo figlio…

Il giornalista italo-ungherese Giuseppe Ivan Lantos, ex vicedirettore della gloriosa casa editrice Rusconi, firma un saggio appassionante, corposo ma godibile. Il libro è diviso sostanzialmente in due parti, come del resto correttamente anticipa il sottotitolo del volume, Storia e leggenda di un incubo: la prima è una biografia di Vlad III Tepes, voivoda di Valacchia, basata sui pochi documenti disponibili e su molta aneddotica apocrifa; la seconda è una disamina della figura del vampiro in letteratura (partendo naturalmente dal Dracula di Bram Stoker), nella cronaca nera (con una carrellata di serial killer e affini, epigoni delle sanguinarie gesta dei vampiri delle leggende), nel marketing culturale e nelle tradizioni popolari e superstizioni. Oltre alle chicche presenti nella disamina di Lantos (per esempio gli studi che vorrebbero Vlad Tepes sepolto in una chiesa di Napoli) a colpire il lettore è proprio il percorso parallelo della figura storica del voivoda e della sua traccia nell’immaginario collettivo. Per dirla con Giorgio Galli, che firma la prefazione del volume, “Se il primo Dracula è un prodotto storico tra Medioevo e Rinascimento, il secondo Dracula è un prodotto culturale del periodo dell’energia oscura, durante il quale, tra la Comune di Parigi e Sarajevo, maturano insieme alla fisica dei quanti le avanguardie artistiche, la geometria non euclidea e, in politica, Hitler, Mussolini, Lenin, il nazionalsocialismo, il fascismo, il bolscevismo”.



 

 

 

 
 
 
 

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