Due estati

Due estati
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Giugno 1948, Leah, New Hampshire. John Hearne è un giovane di 21 anni e abita proprio di fianco a Doris Perkins, una diciassettenne che lo aspetta in camera sua e da qui lo guarda attraversare i due cortili e arrampicarsi sulla tettoia di legno che dà accesso alla stanza, attraverso una piccola finestra. Devono fare attenzione a non produrre il minimo rumore, perché i genitori e la sorellina di Doris dormono proprio lì accanto. I due ragazzi si conoscono sin da bambini e sin da bambini hanno condiviso molto, soprattutto i giochi, da “nascondino” a “rubabandiera”, passando per “calcia il barattolo” e anche se a otto, nove anni lei era troppo piccola per quei giochi, lui la voleva nella sua squadra, sostenendo che “Dory corre veloce come il vento”. Non lo ha mai dimenticato: nessuno l’aveva mai scelta, se non perché era rimasta l’ultima. Alto, biondo, con la carnagione chiara, per lei rappresenta l’ideale di bellezza di un uomo, al punto da sentire di non meritarsi tanto, perché inadeguata e nemmeno troppo bella. Quindi, se da una parte desidera fortemente che in quel momento lui sia lì, con lei, nella sua stanza, dall’altra disapprova quel suo intenso desiderio. Il loro primo bacio risale solo al giorno precedente, erano in altalena a dondolarsi quando John, approfittando di un attimo di silenzio, l’ha baciata e poi l’ha portata a casa sua e quindi a fare un giro in moto. Con aria di sfida le ha detto, riaccompagnandola a casa: “Domani mattina passo a trovarti in camera tua, quando tutti dormono”. Ed è esattamente ciò che ha fatto...

Due estati che in realtà sono una soltanto, ma raccontata da due punti di vista diversi. Lei, Doris, ha di gran lunga molta più maturità e saggezza di quanta possa averne il suo lui, John, che si pavoneggia con il termine “veterano” (guadagnato al fronte di un conflitto mondiale appena concluso) e cerca di prendersi ogni donna che gli capiti a tiro, dimostrando memoria corta, insensibilità, scarsi sentimenti e un modo di ragionare che “parte dal basso” rispetto al luogo preposto, ovvero il cervello. Di una sola cosa è capace nella sua estate che ha deciso di passare in sella alla sua moto: fare una montagna di promesse vuote. Parte per l’Ovest, ma non lo fa prima di aver indotto Doris, innamorata di lui da sempre, a concedergli la sua verginità. Due estati in cui entrambi perdono qualcosa e qualcuno, ma le loro reazioni sono totalmente opposte. Sono due estati in cui si aspettano l’un l’altro, con notizie che non arrivano, cartoline tardive e risposte impossibili da inviare. John ritrova suo padre, diverso da come lo ricordava, con le sue follie religiose e di vita e non riesce a giustificarlo per le scelte compiute, anzi scopre la bugia collettiva su cui è basata la sua vita, ma non fa nulla, quasi a copertura delle sue stesse bugie. D’altronde è l’eterna differenza di genere, di maturità, di reazioni, di visione della vita: una scala valori innata che per donne ha l’amore al primo posto e tutto il resto a seguire, mentre per gli uomini è l’opposto e anzi l’affermazione di sé passa anche attraverso un numero di avventure più alto possibile.



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