Due fiocchi di neve uguali

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Carlo è chiuso nella sua stanza, come sempre, e sta giocando al computer, come fa per la maggior parte delle sue giornate. Non sa esattamente quanto tempo sia passato dall’ultima volta che è uscito da lì. Per lui giorno e notte non esistono, i ritmi sono scanditi solo dalla madre che, ad orari regolari, fa passare del cibo attraverso la feritoia nella porta appositamente da lui creata. Per il resto, silenzio. E proprio il silenzio e il cibo sono le armi che Carlo usa per far sì che non gli tolgano mai la connessione internet e per continuare a starsene a giocare nella sua stanza, di certo un ambiente più sicuro della scuola e di tutta quella spaventosa vita che continua a scorrere fuori dalle quattro mura della sua cameretta...anche Margherita è vicino ad un monitor, ma la sua situazione è ben diversa: Margherita è su un letto di ospedale, in uno stato di coma vegetativo anche se, per la verità, gli stessi medici poco sanno e poco possono dire sulla sua condizione e sul suo futuro: si risveglierà? La madre di Margherita si interroga e si consuma su come sia potuto succedere l’incidente che ora costringe la figlia immobile su quel letto, proprio lei che forse vorrebbe buttarsi in quella vita spaventosa che atterrisce Carlo, il suo ex compagno di classe. E poi, come mai Margherita non era già in compagnia della sua compagna di classe a rilassarsi dopo l’esame di maturità? Di chi era la macchina su cui si trovava, non doveva viaggiare in treno?

Laura Calosso esplora un tema forse poco conosciuto ancora in Italia ma, di sicuro, in netto aumento, quello dei ragazzi hikikomori. Lo fa prendendo per mano il lettore e conducendolo con dolcezza nella realtà tanto delicata quanto furiosa, incerta e potente, degli adolescenti. Gli hikikomori sono ragazzi, prevalentemente di sesso maschile che, pressati da aspettative nei loro confronti percepite come troppo alte, spaventati da una realtà dalla quale si sentono sopraffatti, preferiscono ritirarsi in un luogo protetto e privo di stimoli, cioè quello della loro camera (in giapponese, infatti, hikikomori significa “stare, mettersi da parte”). Per il sito www.hikikomoriitalia.it che si occupa di sensibilizzare la società su questa problematica, in Italia ci sarebbero circa centomila ragazzi hikikomori, ma la cifra non è ufficiale e probabilmente il fenomeno è ad oggi sottostimato. I due protagonisti del romanzo, Carlo e Margherita, sono dotati sia di grande intelligenza che di altrettanta sensibilità eppure, o forse proprio per questo, non riescono a integrarsi in una società che li discrimina o li mette eccessivamente alla prova. Carlo reagisce, per difesa, ritirandosi dal mondo, mentre Margherita preferisce tentare, almeno per qualche momento, di adeguarsi alla realtà e ai canoni che ritiene maggiormente accettati e abbandona quelle doti di buon senso e ragionevolezza che da sempre la contraddistinguono. Il romanzo sembra voler suggerire di ascoltare i giovani, di insegnare loro nuovamente a sognare e a permettere di credere nel futuro, dando loro i mezzi per realizzare i loro – personali e unici – talenti.



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