Due pacifisti ed un generale

Due pacifisti ed un generale
Viaggio all’interno dell’esercito italiano, in un’epoca di radicali cambiamenti anche per le forze armate. Ce ne parla in questo agile libro-intervista la massima carica militare italiana in divisa, il capo di Stato Maggiore Vincenzo Camporini, che dal 17 gennaio 2011 non ricopre più tale incarico. Suddivisi per macroaree tematiche, vengono sviscerati i più disparati argomenti attinenti i nostri uomini in divisa. Dall’ingresso delle donne, all’abolizione della leva obbligatoria, alle nuove tecnologie, alla missioni internazionali in paesi lontani. Il generale Camporini, affatto reticente, è incalzato dalle puntuali domande di due intervistatori lontani dalla guerra come i due autori del testo, pacifisti dichiarati ed acclarati, ovvero Ritanna Armeni, donna che sin dagli anni settanta si è fatta conoscere per il suo attivismo nei movimenti di Potere operaio e del femminismo, per arrivare ad entrare nello staff di Bertinotti alla Camera dei Deputati e Emanuele Giordana, giornalista particolarmente attivo sul fronte dell'Asia Minore. Ne esce fuori un dialogo serrato, pacato ma convinto, senza doppi giochi o giri di  parole, curioso e per certi versi illuminante. Un colloquio esemplificativo su molteplici aspetti…
Al giorno d’oggi, oramai,il mondo è quotidianamente stravolto ed avvolto dai più epocali cambiamenti, che vanno ad investire i più svariati aspetti della realtà e dell'umana convivenza. In questo magmatico e talvolta travolgente mutamento sono certamente compresi i concetti tradizionali di guerra e pace. Anche essi assieme a centinaia di altri, hanno mutato il loro senso, il loro valore, la loro forza o debolezza. Il nostro esercito non può più rimanere inerte, granitico e monolitico, deve di conseguenza cambiare pelle se non l’anima. Se il mondo si globalizza e tecnologizza, anche gli eserciti devono globalizzarsi e soprattutto dotarsi di competenze  e professionalità nuove, devono ammodernare non solo la propria immagine ma anche l’operatività, la struttura. Basti pensare al ruolo che i nostri assieme alle forze internazionali hanno, almeno politicamente, svolto in terre difficili quali l’Iraq e l’Afghanistan. L’obiettivo precipuo era ristabilire e poi garantire un riequilibrio democratico di quegli ordinamenti. Altro discorso è discutere la realtà e  la riuscita degli interventi, che nel libro è solo sfiorato. Ma certo il militare tradizionale, le vecchie regole di ingaggio, lo stesso tipo di rapporto con le popolazioni indigene è assolutamente diverso da quelle delle classiche e novecentesche guerre d’occupazione. Ci son state di recente o relativamente di recente svolte storiche poi. L’abolizione della leva obbligatoria, coercizione inutile ed oramai superata, per far sì di avere personale più preparato e motivato. L’ingresso delle donne nel mondo militare, un apporto che deve essere prezioso ed anche digerito, ma che non può non portare una ventata di aria fresca. E vengono poi affrontati altri temi di attuale interesse e non sempre al centro dell’attenzione dei mass media, quale il rapporto difficile se non complesso fra militari e  politica, che negli anni ha rivelato fazioni e frizioni, non di carattere istituzionale ma più strettamente operativo ed economico e la necessità di ringiovanire i quadri dirigenti in modo tale di essere al passo con le nuove realtà e pronti a raccogliere le sfide presenti e quelli future ma pur sempre imminenti. Da leggere, al di là delle convinzioni morali o politiche in materia.

 

 

 

 
 
 
 
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