Due piccoli orribili segreti

Due piccoli orribili segreti
La storia comincia (è proprio il caso di dirlo) da Adamo ed Eva. Per la precisione, da Caino e Abele. Osiride e Seth. Romolo e Remo. Storie di fratelli-coltelli. Ma Flavio non ha fratelli da cui guardarsi le spalle. Ha solo Diego, “portatore sano di guai enormi”, che lo sta raggiungendo ad Hammerfest, in Norvegia, per trascinarlo in un viaggio nel tempo che inizia il 25 giugno del 2002: alla stazione centrale di Milano arriva un anziano signore, con una valigia piena di ricordi, fortemente intenzionato ad acquistare una vecchia villa. Cosa hanno in comune l’anziano signore, la villa ormai abbandonata ed Elvira, la scontrosa agente immobiliare? Toccherà a Diego, ex marito di Elvira ed astuto giornalista, cercare il bandolo della matassa (che appare parecchio ingarbugliata). Ma l’occasione, per Diego, di squarciare il cielo pieno di nuvole del passato di Elvira (e magari far rinascere un amore dalle sue ceneri) è troppo ghiotta…
Purtroppo ad attenderli, nel giorno del trentunesimo compleanno di Elvira, c’è una sorprendente quanto spaventosa scoperta, un ricordo che ancora procura sofferenza. E quando l’enigma pare risolto, si presenta un nuovo mistero per i fratelli Grandìa. Due segreti, due storie distanti nel tempo che sembrano non congiungersi, fino al colpo di scena finale. Il cambio continuo dei punti di vista crea disorientamento ed un effetto spaesante che costringe il lettore ad ancorarsi alla trama per non perdere al rotta. I dettagli sono il pezzo forte: particolari che sembrano insignificanti sono seminati in tutto il racconto e si ricompongono alla fine come in un puzzle. Intrecci di legami tra i personaggi, sovrapposizione di luoghi e tempi, crescente suspense e tensione vibrante, ironia e sapienza nell’uso di sfumature linguistiche e di giochi di parole: ingredienti vincenti per un romanzo suggestivo da leggere tutto d’un fiato.

 

 

 

 
 
 
 
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