Durdane

Futuro lontanissimo. Sul pianeta chiamato Durdane millenni fa sono sbarcati esponenti delle sette più radicali e bizzarre dei mondi colonizzati dall’uomo, ansiosi di sfuggire al controllo delle autorità centrali, alla cultura massificata e scientista del dominio terrestre, o semplicemente al giudizio altrui. Ogni setta ha occupato una porzione di territorio dei tre grandi continenti divisi da immensi oceani che costituiscono la superficie abitabile del pianeta: Shant, Palasedra e Caraz. Questo ha dato vita a un patchwork di civiltà e culture diversissime tra loro e molto, molto eccentriche. Come è possibile che popoli tanto diversi e tanto estremisti convivano pacificamente tra loro? Dopo secoli di guerre e violenza, la pace e l’armonia – almeno su Shant – sono state raggiunte con il seguente, drammatico escamotage: tutti gli abitanti portano al collo un torc, cioè un collare di flexite ornato con una sorta di codice a barre di linee colorate unico per ogni persona. Il torc non è rimuovibile, e reagisce ad ogni tentativo di manomissione detonando una piccola ma letale carica di esplosivo dexax che spazza via la testa del malcapitato. Un regnante dall’identità sconosciuta (l’Anome o Uomo Senza Volto) la cui autorità è riconosciuta da tutti è l’unico che può far detonare i torc se ritiene vi sia stata una violazione delle leggi punibile con la morte, cosa che avviene anche per reati apparentemente più lievi. Ogni Cantone vive in indipendenza, seguendo le proprie leggi e tradizioni, per quanto bislacche: la giustizia – spietata, spesso inaspettata e sempre senza appello – è amministrata ovunque dall’Anome e dai suoi agenti, oggetto di vere e proprie leggende, di paure e dicerie. Nel Cantone di Bashon vive la setta dei Chiliti, profondi spregiatori della femminilità. Hanno creato una società patriarcale e maschilista, governata da un moralismo assai rigido: i maschi non possono avere contatti fisici con le donne, che svolgono i lavori più duri e sovvenzionano la comunità prostituendosi ai viaggiatori e agli abitanti dei Cantoni vicini, che quando le mettono incinta contribuiscono così alla crescita demografica di Bashon (la sessualità dei Chiliti maschi è espletata esclusivamente durante misteriosi rituali notturni a base di una droga allucinogena, il galga). A nove anni Mur perde il fratello, massacrato di botte dal padre solo perché nelle bacche che ha raccolto è stato trovato il capello di una bambina (per colpa proprio di Mur, che non ha il coraggio di confessare). Qualche mese dopo Mur diventa un Bimbo Puro, cioè entra a pieno titolo nella comunità: sceglie per sé il nome da adulto di Gastel Etzwane, in onore di un esploratore e inventore leggendario e di un celebre musico, visto che sua madre Eathre gli ha confessato che suo padre è proprio un musico errante al quale la donna ha offerto i suoi servigi. La scelta non è approvata dal severo padre, che gli affibbia il più rassicurante nome di Faman Bougozonie e lo diffida con forza dall’appassionarsi alla musica. A dodici anni però Gastel è già un discreto suonatore di khitan, a furia di esercitarsi di nascosto. Il padre lo scopre e lo condanna alla prigionia e a una serie di pesanti atti di purificazione, mentre Eathre viene spedita alle locali concerie a spaccarsi la schiena. Il ragazzino decide che il tempo di sopportare è finito e con un arguto stratagemma fugge via. La sua idea è viaggiare verso il lontano Cantone di Garwiy, dove si dice viva l’Anome: qui gli sottoporrà una petizione per liberare sua madre e punire suo padre, vendicando il fratello…

Apparsa in sei puntate sul “Magazine of Fantasy and Science Fiction” tra 1971 e 1973, la trilogia degli Asutra (Il mondo di Durdane, Il popolo di Durdane e Asutra i titoli dei tre romanzi) è la seconda saga completata da Jack Vance durante la sua lunghissima e prolifica carriera letteraria. All’epoca lo scrittore aveva conquistato i lettori con i tre romanzi di Pianeta Tschai e si era preso una pausa di riflessione nella saga dei Principi Demoni, abbandonata nel 1967 dopo tre romanzi (la saga in questione, probabilmente il capolavoro di Vance, verrà da lui conclusa nei primi anni ’80 con due libri memorabili). Aveva quindi messo a punto una sorta di format letterario che in Durdane è pedissequamente – seppure splendidamente – seguito: la formula prevede un protagonista che deve misurarsi con culture per lui aliene, formalismi cervellotici e misteriose congiure ma che alla fine riesce a dominare grazie all’astuzia i suoi avversari, a sconfiggerli con le loro stesse armi. Al linguaggio scintillante e allo stile picaresco consueti di Vance nella trilogia degli Asutra si unisce una pionieristica venatura steampunk (i popoli di Durdane sono decaduti in uno status pre-industriale, a poche tecnologie di base come la radio o i torc si affiancano palloni aerostatici, cavalli, armi bianche) e un pizzico di Space opera classica. Come spesso accade nelle opere dello scrittore di San Francisco, la politica è un tema centrale e trattato con fervida creatività, come pure tutti gli altri aspetti del plot: il punto debole della saga sta forse nel romanzo conclusivo, più stanco degli altri, e nell’espediente narrativo dell’agente terrestre Ifness usato troppo spesso come deus ex machina. Ma nonostante le piccole crepe nella perfezione della costruzione, Durdane rimane una saga sci-fi di eccellente qualità.



 

 

 

 
 
 
 

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