E cadde la neve

E cadde la neve
Dopo nove mesi di attesa era arrivato il momento: a Diane si erano rotte le acque. Tutto sembrava pronto per una nuova vita e, come tutti i padri del mondo, Laski fu preso da un fremito: un misto di felicità, eccitazione e paura. Nonostante questo riuscì a compiere tutti i suoi istintivi doveri. Sorresse la moglie e la aiutò a superare le prime contrazioni. Poi, quando Diane si fu un po' calmata, andò in garage ad accendere il pick-up. La neve imperversava da giorni e la loro casa era immersa nel fitto della foresta: se quel bestione da una mezza tonnellata lo avesse tradito sarebbe stato impossibile raggiungere l'ospedale. Quel bestione sbuffò un po’, ma non lo tradì. Laski lo lasciò acceso, andò a recuperare Diane e la adagiò sul seggiolino. La strada era impervia, neve e ghiaccio rendevano ogni curva decisiva ma il pick-up resisteva a tutte le insidie, quasi fosse guidato dalla stessa atavica forza che stava spingendo dentro la pancia di Diane. Arrivarono all’ospedale, e quando si presentarono in ostetricia le loro strade si divisero. La donna venne portata via su una sedia a rotelle, Laski rimase a compilare i documenti e si accomodò in una sala d'aspetto. Poi, dopo un indefinibile tempo di attesa, una giovane infermiera sorridente lo chiamò: era giunto il momento di raggiungere sua moglie. Il bambino stava per nascere…
William Kotzwinkle – celebre in America soprattutto per numerosi racconti per ragazzi, tra cui la novelization di “E.T.” di Steven Spielberg – ci racconta la breve e straziante storia di un bambino nato morto: la massima espressione di gioia e di vita che il destino trasforma nella più tragica delle disgrazie. L'argomento è delicato ma lo sguardo di Kotzwinkle è sensibile e la sua prosa intensa. Il suo racconto assomiglia ad una poesia bella e straziante, ad una fiaba moderna da cui si può trarne anche una morale zen: alla fine la vita e la morte sono fiamme dello stesso fuoco, un fuoco alimentato dalla nostra speranza. Una storia commovente e dolorosa, che lascia però dietro di sé un po’ di fiducia nei confronti del mondo. Un bel racconto, insomma, sconsigliato soltanto a chi è in attesa di avere un figlio.

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