E disse

E disse
“Io sono Adonài (Iod) tuo Elohìm”. Sono queste le prime parole a scolpirsi nella roccia, di fronte a un milione e mezzo di ebrei, in fuga dall'Egitto. Mosè ne è il tramite. Dopo essere salito sul Sinai ed esservi rimasto cinque settimane, viene ritrovato dal fratello privo di sensi e di memoria. I ricordi di ciò che è successo in cima a quella solitudine spaziosa procedono per lampi e visioni. E come uno squarcio si incidono nella montagna altre parole. “Non ci sarà per te Elohìm altro al di sopra dei miei volti”. “Non solleverai il nome di Iod tuo Elohìm per falsità”. Non quindi invano, ma per spergiuro. “Ricorda il giorno di shabbàt.” “Dai peso a tuo padre e a tua madre”. “Non ammazzerai”. “Non sarai adultero”. “Non ruberai”. “Non risponderai nel tuo compagno da testimone di inganno”. “Non desidererai casa di tuo compagno. Non desidererai donna di tuo compagno”. Dieci, perché dieci sono le dita per contarle, ogni dito un anello per tenerle a mente...
Erri De Luca torna a trattare il Sacro, e lo fa con la intransigenza che gli è propria. Anche quando deve allontanarsi dalla versione tramandata. E sono almeno quattro le volte in cui la via che sceglie di percorrere si allontana da quella segnata nella storia. E quattro su dieci non è cosa da poco.  Interpretazione delle Scritture che si discosta anche nella storia di Adamo ed Eva, nell'“irrompere della conoscenza” (la scelta di staccare la mela dall'albero), che porta con sé delle conseguenze, che non sono punitive, non c'è punizione della divinità verso il corpo della donna, che non dovrà partorire con “dolore”, ma con sforzo, con fatica. E disse è un libro sui dieci comandamenti, non è un libro su Mosè, a cui lo scrittore si sente comunque vicino per quei suoi piedi, che sono spinta alla salita, e per la solitudine della sua impresa. Un Mosè incapace di ricordare e di parlare, che viene ritrovato ai margini dell'accampamento, esattamente dove Erri De Luca sceglie di porre se stesso, dandoci quindi una chiave per interpretate il suo ruolo o quello di qualsiasi scrittore. Uno scrittore che ama scrivere all'alba, su quaderni a righe, che ha avuto nell'ebraico antico un compagno di viaggio, a cui rimane letteralmente fedele, e per il quale rimane comunque lo straniero, come ci dice in chiusura del libro. Ottanta pagine di immagini prodotte dalla scrittura di De Luca che, già scarna, si contrae ancora di più, procedendo sempre e comunque per sottrazione, riducendosi a un essenza che è scheletro, digiuno. E rendendo più faticoso procedere. Due passioni che da qualche tempo impegnano De Luca, la montagna e la Bibbia. E disse è il loro abbraccio.

 

 

 
 
 
 
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