E due uova molto sode

E due uova molto sode

La frittata mangiata in treno da Guido Alberti è alle cipolle e “bavosa”… La frittata descritta da Ada Alberti deve essere “bene asciutta”… Le frittate per Pellegrino Artusi “si fanno semplici e composte”… Le uova Benedict vanno affogate in un “tegame, possibilmente di rame” e chi le cucina deve avere una mano “espressamente abile e decisa (…) per far cadere l’uovo nell’acqua”… L’uovo cotto alla coque è metafora della scrittura: lo dichiara Emilio Gualdi intervistato da William Kerry durante una trasmissione radiofonica… Le uova, cucinate in vari modi, sono fonte di ispirazione per Carlo Sperati che le rende oggetto dei suoi racconti… Le uova di Federico Fellini sono dodici e compongono la frittata preparatagli in sogno da Pablo Picasso per rincuorarlo “in momenti di grande, di grave depressione”… I soufflé sono l’ossessione di Bartolomeus che ne parla nelle cartoline spedite durante una sua vacanza parigina… “Un uovo vero, oppure un uovo di legno” è lo strumento di cui si avvale Norton Bernard per spiegare l’essenza dell’Amleto di William Shakespeare… “Due uova molto sode” insieme ad altre pietanze vengono usate da Graucho per allontanare dalla sua cabina, dove ha un appuntamento con Mrs Calypool, Harpo, Chico e Allan Jones…

Ingredienti. Uova, uova e ancora uova. Un ammasso di uova trattate, esposte e abusate negli otto raccontini che compattano questo libercolo misero misero. E poi una salsa accompagnatrice impastata di osservazioni, aneddoti e pensieri poco intriganti e ammorbati dall’ingrediente principale (l’uovo, appunto!). Insomma una brodaglia di roba difficile da sbrogliare e da digerire. Svolgimento. Frittate, uova Benedict, uova alla coque, uova al tegamino, uova al tartufo, uova per pasta alla carbonara, uova “senza tuorlo e di solo albume”, stracciatella, crema, maionese, soufflé e uova sode trovano vita letteraria nelle parole di Giovanni Nucci, che si è dilettato a pasticciare delle pagine offuscandole di monotonia e confusione. Il malcapitato lettore si trova tra le mani una raccolta di informazioni che lo stordiscono con la nebulosità di una forma espositiva ingarbugliata in un’indigesta incertezza (sono vere? fasulle? al poveretto non è dato saperlo nemmeno dopo un’ardua ermeneutica) e con la pochezza di un barboso contenuto asfissiato dalla sua natura “uovosa”. Va da sé, allora, che lo sventurato lettore finisca con l’essere cotto sul fuoco lentissimo di un nauseante smarrimento che ha il sapore di un noto tormentone: “che barba che noia, che noia che barba” (Sandra Mondaini docet!). Risultato. Non tutte le uova si lasciano montare: alcune muoiono impazzite.



 

 

 

 
 
 
 

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