E il mio cuore trasparente

E il mio cuore trasparente
Il cuore trasparente è quello di Lancelot, inabissatosi in una gelida notte d'inverno nelle acque scure del fiume Omoko. A trascinarlo con sé nell'oblio è stata la moglie Irina, sprofondando nelle tenebre di una strana morte, in un'auto non sua. Irina, grande amore, per la quale Lancelot, uomo che "coltivava una piacevole solitudine", si è strappato all'abbraccio noioso di una vita accanto alla prima ciarliera consorte, Elisabeth. Irina che filma gli orsi e non vuole bambini, Irina orfana e amante degli alcolici: è da questo passato, una normale esistenza da coniugi, che Lancelot crede di dover ripartire per mettere una toppa alla nuova assenza (così forte da aver plasmato una presenza), estirpando sul nascere la malapianta della disperazione. Eppure, sarà proprio il decesso dell'amata a disseminare nuovi giorni di indecifrabili, inquietanti indizi: il padre della donna, ritornato da un'infanzia mai abbastanza raccontata; case viste assieme ad un'agente immobiliare rosa confetto, mai acquistate; legami che si credevano corrosi dal tempo, e invece sono ancora forti, con uno sconosciuto gruppo radicale antivivisezione. Tutto sembra portare verso Irina, ma un'Irina che Lancelot crede di non aver mai conosciuto, il negativo di una donna bellissima, forse troppo. Ma chi è stata, chi è, davvero, Irina?
Una storia che prende avvio mentre già scorrono i titoli di coda, in attesa solo della parola "fine": E il mio cuore trasparente riavvolge così il nastro del rapporto tra Lancelot e Irina, facendo cadere i semi del dubbio nelle crepe aperte tra le sicurezze. Véronique Ovaldé, autrice di romanzi tradotti in tutto il mondo, crea una crudele, secca messa in scena del più fondamentale e sconosciuto dei sentimenti: l'amore. Quello qui descritto è vissuto da personaggi che della propria estraneità alla realtà hanno fatto una forza, resi affascinanti da solitarie ossessioni, i cui rapporti e gesti paiono essere imprigionati sotto strati di neve croccante: un amore fatto e detto dentro una bolla di ambiguità, dove i dialoghi si assottigliano fino all'essenziale, le passioni covano segrete, e il volto dell'amato ha una sconosciuta zona d'ombra. In questo romanzo la Ovaldé condensa un magnifico, sottile ed intelligente talento da storyteller per imbastire un romanzo sull'impossibile, inutile convinzione di conoscere "l'altro", in un gioco di rimandi e allusioni dove i sentimenti, perdendo la patina di univocità, si rivelano scatole vuote, da riempire a piacimento. Qui non si scivola e non si incespica nonostante un terreno ghiacciato dalla scomparsa di qualsivoglia certezza, dove ciò che si credeva non è, e ciò che non si sospettava controlla e domina i nostri giorni da sempre.

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