E morirono tutti felici e contenti

E morirono tutti felici e contenti

Cenerentola non spazza pavimenti né perde scarpette di cristallo, no: è una ragazzina in piena adolescenza che vaga disorientata nella metropoli della moda per eccellenza, Milano; Aladino perde tutto il fascino dei sultanati arabi per riempirsi all’inverosimile di psicofarmaci e medicinali che mitighino i suoi turbamenti; i sette nani non venerano Biancaneve come la mamma/sorella che tutti vorrebbero avere perché sono troppo impegnati a sgobbare per la torinese Thyssen Krupp; la bella addormentata non è mollemente adagiata su un talamo tutto piumini e materasso soffice perché si trova ad essere la paziente di una badante/infermiera dell’Est e Pollicino, anziché disseminare briciole lungo il percorso per non perdersi, cerca di darsi da fare come muratore (anche se in nero, sottopagato) nonostante gli manchi il pollice…
La casa editrice Neo (con riferimento al neo come “macchia epidermica, tumore in nuce, simbolo di fascino o di bruttezza, elemento nuovo, inatteso, fattore che altera e destabilizza”) ha esordito sul mercato editoriale proprio con questa divertente, acuta, ma anche inquietante raccolta di racconti che si propongono di essere fiabe capovolte. I diciotto autori – tra cui alcune conosciute presenze quali Angela Buccella e Nicola Manuppelli – hanno ribaltato una fiaba classica, adattandola ai nostri tempi moderni. Tempi che di fiabesco hanno davvero poco – ecco donde il titolo causticamente ironico E morirono tutti felici e contenti – e che ci mettono a dura prova ogni giorno. Le cause? L’overload informativo, la vita stanziale, la difficoltà di riconoscersi nei modelli imposti, le comunicazioni virtuali, la spersonalizzazione, la demagogia e il tentativo globale (quasi un complotto) di amalgamare la complessità umana a favore dell’omologazione più becera. Momenti difficili anche sul lavoro, società che inducono alla nevrosi, all’isteria, al conflitto sia interiore sia con i nostri simili. Ecco perché queste fiabe non sono più fiabe ma specchio del XXI secolo. Il merito della cura e della prefazione vanno a Massimo Avenali, ma meritano un applauso per il coraggio e la voglia di fare Angelantonio Biasella e Francesco Concioni (amici e cugini) che hanno deciso – dopo innumerevoli esperienze lavorative nel campo del marketing e della comunicazione culturale – di dare vita a un progetto originale e sperimentale (anche nelle scelte grafiche) alla costante ricerca di “opere viscerali, amorali, irriverenti, dissacranti”. Dargli una chance è il minimo che possiamo fare.

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