E tornarono le stelle

E tornarono le stelle

A Caselle Torinese Guido Tesser esce dal sonno con una strana sensazione. La sveglia elettronica non ha suonato e risulta letteralmente defunta. L’orologio a pile si è fermato, si è zittito il lettore CD, le lampade non si accendono. Anche suo figlio Giacomo, in vacanza sulle Alpi Graie, quel mattino constata che tutto quanto ha bisogno di impulsi elettrici per funzionare è partito, dalle torce ai cellulari. Melania, l’altra figlia di Guido, se ne accorge su una piazzola autostradale: quando il marito cerca di rimettere in moto l’auto, l’avviamento tace e il quadro resta spento. A poco a poco, in quell’area piemontese, tutti scoprono che l’elettricità è sparita. Qualcuno pensa ancora a un blackout passeggero. Sarebbe meno ottimista se sapesse che a Boulder, Colorado, nello stesso momento, Sue Mackenzie dello Space Weather Prediction Center sta facendo la medesima esperienza di buio totale. Lei però sa di cosa si tratta: l’effetto Carrington è tornato…

Quando l’astronomo Richard Carrington osservò la più grande tempesta solare mai registrata era il 1859 e gli effetti si limitarono all’interruzione delle linee telegrafiche. Se l’evento si verificasse oggi, gli esperti dicono che le conseguenze sarebbero devastanti. Alessandro Forno, nel suo primo romanzo, ipotizza gli scenari di una società privata di colpo delle certezze legate ai fili dell’elettricità, dalle comunicazioni ai trasporti, dall’acqua corrente alle scorte di cibo, dal riscaldamento alle cure mediche. All’immediato sconcerto segue la spaccatura in “buoni”, che cercano di ripristinare la normalità, e “cattivi”, che si abbandonano a razzie e violenze. Col polso di un buon direttore d’orchestra nell’armonizzare voci e punti di vista dei vari personaggi, Forno ammicca a L’ombra dello scorpione di Stephen King. L’odissea dei suoi eroi, però, non è funestata da nessun demoniaco Randall Flagg. Bastano i comuni mortali a seminare cadaveri e distruzione. Non ce la sentiamo di condividere l’alacre entusiasmo con cui i Tesser & CO salutano il disastro come un nuovo inizio e restiamo contrari per principio al sistema dei Diluvi Universali per fare punto e a capo in un mondo dove c’è molto che non va. Ciò non toglie alcun pregio a questo libro ben scritto, non banale e assolutamente godibile. E arrivati alla citazione finale di Senza luce dei Dik Dik scocca l’affinità elettiva e il plauso è completo.



 

 

 

 
 
 
 

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