E venni al mondo

E venni al mondo

Mauro è un professore sposato con Gloria, sua ex compagna di scuola, con una passione per Umberto Tozzi e un nome d’arte, Medusa, che indossa insieme ai vestiti da donna, di notte e ogni qualvolta non riesce “a trovare pace”. La sua omosessualità era evidente sin da ragazzino, quando si incantava a guardare i suoi compagni maschi negli spogliatoi della palestra, ma le chiacchiere di paese avevano preoccupato e non poco il padre Carlo, che proprio per questo era intenzionato a farlo chiudere in un istituto “correttivo”, in grado di “guarire la sua devianza”. Per fare questo, un giorno aveva montato tutta una messinscena rubando i gioielli della moglie, per far ricadere la colpa sul figlio. Non aveva fatto i conti però con Franco Basaglia, che stava chiudendo queste strutture una a una: Mauro non solo era rimasto a casa, ma poteva continuare a fare la sua vita. Aveva scritto per l’occasione anche una poesia, che tra le tante cose diceva: “E venni al mondo. Con la speranza di una primavera capace di prendermi le mani, sciogliere la neve e insegnarmi a nuotare”. Ogni scelta nella vita del Mauro ragazzo, che adorava la sua mamma, era contro il padre: una Golf di terza mano quando grazie all’azienda dove lavorava il genitore avrebbe potuto avere una macchina italiana nuova e superscontata; vestiti sempre eleganti anche in casa, perché, diceva, bisogna essere belli soprattutto davanti a se stessi, mentre il padre parteggiava per gli abiti comodi “da casa”, l’Università di Padova perché era il più lontano possibile da casa...

Sentirsi a disagio nei propri panni, nella propria pelle, all’interno della propria famiglia, è una delle esperienze più terribili che si possano provare nella vita e che possano capitare a un essere umano: è molto chiara e certo non nuova la difficoltà che vivono i protagonisti del romanzo di Barbara Buoso. E venirne fuori è un atto di coraggio molto preciso. Donne in un corpo da uomo e viceversa, esseri umani desiderosi di una carezza, di una sensibilità che spesso non fa parte di questo mondo e poi improvvisamente esplosivi, quando finalmente riescono a rompere gli schemi e a uscire fuori dalle consuetudini e soprattutto dalle convenzioni imposte che non sono le loro. E tutto questo accade mentre nello sfondo “strani mondi” si affiancano: quello dei travestimenti, quello agricolo, il mondo della prostituzione e quello del cinema di parrocchia, ognuno coi suoi ritmi, le sue regole, gli stati d’animo e un certo tipo di “materiale umano” con cui concretizzarsi. Evidente la spinta all’evoluzione culturale, anche per contrastare quella società nella quale, qualche decennio fa, si parlava soltanto di ciò che era stato vissuto: la fabbrica, l’alluvione del ’51, la terra e i suoi cicli, come se la vita girasse soltanto intorno a questi eventi. E spesso la famiglia è un indicibile peso sulle spalle di chi nasce libero e indipendente, ma in un attimo diventa pure un trauma per coloro che si trovano nella condizione di elemosinare un po’ di affetto. Ed è un concetto trasversale, forse l’unico, per tutti i “mondi” attraversati dalla storia.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER