Ecco la storia

Ecco la storia

L’idea è di scrivere la storia di un dittatore agorafobico di una delle tante repubbliche delle banane del Sudamerica, abbastanza ricca da desiderare di prenderne il potere, la cui capitale si potrebbe chiamare Teresina. Il nome del dittatore potrebbe essere Manuel Pereira da Ponte Martins, erede della più grande famiglia latifondista del paese. Manuel potrebbe lasciare Ponte a otto anni per crescere in un collegio a Teresina diretto dai gesuiti, potrebbe essere un implacabile giocatore di scacchi e un così brillante allievo da ottenere un’eccellente istruzione, fondamentale per il suo futuro da dittatore. Sarebbe quindi la storia di Manuel Pereira da Ponte Martins, che a ventidue anni vuole ancora il potere ma ha preso gusto anche a essere altrove, tuttavia completa la sua formazione frequentando l’Accademia Militare e inizia la carriera facendo l’aiutante a suo padre, il generale presidente, che non tiene in gran conto la cultura, ma ha studiato l’uomo. Il generale presidente potrebbe essere al potere da quattro anni quando per impulso Manuel Pereira da Ponte Martins lo uccide e subito dopo davanti al Consiglio potrebbe offrirsi o come colpevole o come presidente. Potrebbe ottenere la benedizione del vescovo che lo aveva tenuto a battesimo e trasformarsi in dittatore. Manuel potrebbe diventare agorafobico, quando…

Ecco la storia è un metaromanzo, il racconto della stesura di una ipotetica storia nella quale Daniel Pennac ‒ con un apparente guazzabuglio di personaggi e sosia di sosia, di parentesi narrative che paiono allontanarsi dal tema principale ‒ affronta l’identità e il gioco dei ruoli, gli elementi che innescano una narrazione e la contaminazione tra realtà e finzione. È un libro che provoca una valutazione netta: o lo si ama o lo si odia. Il narratore è Pennac in prima persona, che coinvolge il lettore nel percorso creativo, costruisce ipotesi narrative, intrattiene un colloquio diretto con Sonia, personaggio femminile così ben tratteggiato da apparire persona viva, apre digressioni che si rivelano altre brevissime storie, nelle quali un “epsilon di differenza” modifica per sempre il corso degli eventi. Un romanzo ricco di riferimenti storici e curiosità, nel quale lo spazio centrale del racconto è lasciato al cinema; Pennac fa memoria del magico passaggio dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore attraverso il ricordo di Rodolfo Valentino, Charlie Chaplin e Il grande dittatore, capolavoro cinematografico del 1940, diretto prodotto e interpretato magistralmente proprio da Chaplin, ancora di grande attualità. Un romanzo insolito, sorprendente e ironico come è proprio nello stile di Pennac, in cui finzione, realtà e frammenti autobiografici si mescolano talvolta con risultati grotteschi, più spesso trasportando in atmosfere ipnotiche, evocative, che in ogni caso provocano emozioni e riflessioni anche drammatiche.



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