Eclissi

Eclissi

Eugenio Akron, settant’anni meno un soffio, si ritrova su una piattaforma di basalto di un’isola sperduta del Nord, equidistante da Scozia, Islanda e Norvegia, in quello che considera il suo ultimo viaggio, a pochi giorni dall’eclissi totale. Lontana la sua Trieste e l’ansia strangolatrice che lo coglie inesorabile ogni mattina al risveglio gli si attacca addosso per non lasciarlo più: ora c’è la finestra della signora Hagen, tripartita su un romanzo di paesaggio nordico. Sul peschereccio rosso e azzurro di Kurtl, dallo scorbutico e disponibile inglese, Eugenio assapora il vento del viaggio, dell’ascolto e del silenzio per sé. Una sera, di cena in uno dei pochi locali della zona, il “Min Hval”, Eugenio si imbatte, viene trovato, s’incontra con Clara Margaret Wilson, signora americana di ottant’anni meno un soffio (e quindi quanti altri viaggi ancora!), pronta per la sua diciassettesima eclissi, lei che ha stabilito un record tutto personale, alla ricerca in tutto il mondo delle migliori postazioni per alzare gli occhi insù e guardare l’eclisse. Eugenio e Clara stringono un linguistico patto: lei parlerà nel suo funambolico italiano, lui allenerà il suo inglese. Fuori dal locale, in cammino notturno, Clara si avvicina a Eugenio per indicargli la Stella Polare, e stringendolo a sé evoca, con gesto inconsapevole, inconsapevole messaggera, la traccia di un gesto-ricordo di terribile portata per Eugenio…

Un’eclissi mostra la notte improvvisa, le stelle apparse e un silenzioso tremore. In attesa di questo accadimento, Eugenio Akron ricerca la sua domanda, la ricerca a Nord, ai piedi di una cattedrale diroccata che guarda l’oceano Atlantico, e perde i riferimenti, e si annulla e poi si ritrova in volo di cormorani, nella pelle della pietra, nel lucido teatro sonoro del vento. Qui s’installa la trama del ricordo del protagonista del breve romanzo di Ezio Sinigaglia (il cui precedente romanzo ed esordio risale al 1986, Il Pantarèi): trama di sguardi pungenti e “troppe domande, apparentemente prive di un legame abbastanza forte l’una con l’altra perché potessero convergere verso l’illuminante eclissi di una risposta comune”. Ma fuori di risposta a chiudere la congerie di domande di Eugenio dal viaggio “fantastico e eugeniale”, rimarrebbero comunque nitidi frammenti, ispirati e fulgidi – con chissà quali possibili ramificazioni –: giungono a esempio la finestra della signora Hagen e quel quadro tripartito terra, mare, cielo; la pelle e il colore dell’isola tra basalto ed erba scintillante; la storia di una città tirata via “in un semplice soffio da una nuvola nera dalla quale pendeva una mammella affilata e rotante”; la tensione dello sguardo ad alzarsi verso le stelle e a disegnare mappe che riflettono come specchio profondo, in improvvisa ed enorme “notte straordinariamente luminosa”.



 

 

 

 
 
 
 

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