Educazione alla morte

Educazione alla morte
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La prima domanda che feci a un alto gerarca nazista all’interno di questo mio studio sul sistema educativo nazista fu: “Quando comincia il partito nazista a interessarsi del bambino tedesco?”. La sua risposta, nella sua disarmante e coerente prontezza fu: “Prima del suo concepimento”. La legge per la salute ereditaria della razza, la cosiddetta Erbgesundheitsgesetz, parla chiaro ed è stata promulgata per evitare che vi siano falle in un sistema che punta in tutto e per tutto a essere perfetto e che ha un solo imperativo: eliminare a monte gli individui poco desiderabili. Evidentemente nella Germania nazista già nascere è un vero lusso ma, se possibile, le cose diventano ancora più dure all’interno del sistema educativo. Saldamente gerarchizzati nei loro compiti, bambini e bambine si muovono su binari paralleli ma indirizzati quasi scientificamente verso la medesima direzione, ovvero dare la propria vita per la grandezza della Germania, incarnata dalla figura quasi divina di Adolf Hitler. Gli step che i giovani paladini del Nazionalsocialismo dovranno affrontare saranno duri e difficili e non tutti riusciranno a completare il percorso che li porta all’età di sei anni a entrare nei Pimpf e a completare il ciclo educativo nella Gioventù Hitleriana a diciotto, passando per l’Avanguardia…

 

 

Il saggio inchiesta di Gregor Ziemer, giornalista e fondatore della Scuola americana a Berlino, rappresenta una delle più lucide testimonianze relative al sistema educativo nazista. Scritto ai tempi della Germania hitleriana, il libro descrive minuziosamente l’iter che porta il bambino a diventare una perfetta macchina di lealtà al Reich e ciò che maggiormente colpisce e inquieta di questo sistema di educazione & propaganda è l’adorazione fanatica per la figura di Hitler, sorta di messia sceso sulla Terra per riscattare l’onta subita dalla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. Fra le pagine dell’inchiesta di Ziemer è facile imbattersi in programmi scolastici che propugnano in ogni modo la dottrina della razza, spacciandola per una vera e propria lezione di scienze, mentre le ore di storia altro non sono che l’esaltazione muscolare e agiografica delle imprese del Fuhrer e dei suoi seguaci. Un’analisi spietata di un sistema votato all’efficienza massima e alla spersonalizzazione totale dell’individuo, la cui volontà si traduce hegelianamente in un unico corpus devoto totalmente allo stato e, in particolare, alla guida di esso, richiamando il motto “Ein volk, ein Reich, ein Führer”.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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