Einstein e la formula di Dio

Einstein e la formula di Dio
Thomas Noronha, analista, storico ed esperto di crittologia, viene avvicinato sulle scale del museo egizio del Cairo da una donna singolare, la bellissima iraniana Ariana Pakravan. Dopo un breve colloquio e un invito a pranzo, Ariana informa l’uomo di essere in possesso di un manoscritto indecifrabile, presumibilmente scritto da Albert Einstein. La posta in gioco per disambiguare l'arcano si aggira intorno ai centomila dollari al mese per un massimo di sessanta giorni e Thomas non è certamente uomo da tirarsi indietro dinanzi ad una sfida simile. Thomas viene introdotto ai piani alti della società per cui Ariana lavora e da quel momento in poi i tasselli del gioco inizieranno a completare il mosaico complesso della vicenda. Difficile seguitare oltre nel racconto senza togliere il gusto di una lettura sorprendente e  senza perdersi nelle innumerevoli connessioni tra l'immaginario dell'autore e universo scientifico...
L'avvertenza inconsueta, prima del Prologo, non può che incuriosire il lettore distratto, attratto, più che altro, dal titolo imponente: «Tutti i dati scientifici qui presentati sono reali. Tutte le teorie scientifiche qui esposte sono difese da fisici e matematici». Pertanto, una domanda sorge spontanea sin dalle prime battute: sto leggendo un romanzo oppure è un originale saggio di divulgazione scientifica, sapientemente camuffato da opera narrativa? Forse più il secondo che il primo. O forse no. Non difenderei, infatti, fino in fondo questo giudizio. Alcuni episodi chiave della trama mescolano forma saggistica e narrativa al punto da rendere indistinguibili entrambi gli stili. Gli ingredienti del racconto non riguardano soltanto concetti complicati e familiari unicamente a fisici e matematici. Se le discipline scientifiche, infatti, ci raccontano il regno del Come?, in altre parole come funzionano le cose che stanno qui, attorno a noi, in quella che consideriamo realtà, la filosofia che dos Santos inietta nel romanzo ci racconta addirittura il Perché?. In tutto ciò, l'infinitamente grande tiene assieme, come un collante impalpabile, l'infinitamente piccolo delle vite dei personaggi. La crittologia si fa strumento liminare e metafisico non solo per decifrare antichi manoscritti, ma per rivelare il mistero nascosto di un enigma più grande. Al termine della ricerca, l'obiettivo dell'intero apparato investigativo arriverà a toccare una meta ambiziosa: esibire Die Gottesformel, ovvero la formula definitiva in favore dell'esistenza di Dio; se vogliamo, da Parmenide in poi, la prova inconfutabile per dire, finalmente, che esiste qualcosa là fuori, anziché nulla.


 

 

 

 
 
 
 
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