Elephant man

Elephant man
The Elephant Man è un film di David Lynch del 1980 girato in bianco e nero con protagonisti John Hurt e Anthony Hopkins che narra le tragiche vicende di Joseph Merrick, ragazzo divenuto famoso in epoca vittoriana a causa delle mostruose deformità che coprivano buona parte del suo corpo. La pellicola è tratta dal libro The Elephant Man and Other Reminescences di Frederick Treves, il medico che scoprì il ragazzo in un freak show ambulante di Londra e che decise di portarlo nell'ospedale nel quale lavorava per studiarne corpo, carattere e comportamenti…
Spesso anche gli appassionati o gli studenti di cinema più indefessi si trovano in difficoltà con libri dedicati ad una sola pellicola. Difficoltà che nascono di solito o dallo scarso interesse che riveste il volume (magari perché molto annacquato e fondato su pochi principi cardine ripetuti per l'intera lunghezza) o dall'eccessivo tecnicismo  con cui l'autore seziona ogni singolo fotogramma della pellicola studiata. Altrettanto spesso, tra l'altro, questi volumi condividono la medesima struttura: l'ampio spazio dedicato al decoupage filmico è di solito preceduto da un'introduzione sulla carriera del regista, dall'individuazione di tematiche e stilemi caratteristici del suo cinema, e succeduto da qualche considerazione parallela come il lavoro sulla colonna sonora o sul comparto attoriale. Certo ci sono le eccezioni, e di lavori ottimi di analisi di singole pellicole se ne possono trovare parecchi, ma la regola non si allontana molto dalla situazione appena descritta. Il libro curato dall'antropologo Gabriele Mina è invece quanto di più lungi dall'omologazione di cui sopra, è l'esempio che un film è prima di tutto un fenomeno culturale a tutto tondo e non solamente una pellicola da sviscerare esclusivamente nei suoi aspetti tecnici. Il curatore chiama a raccolta personaggi dalla formazione e dalla carriera completamente diversa e chiede loro un lavoro che parta dal film di Lynch e vada in una direzione autonoma e originale. Nella prima sezione è riportato il racconto di Treves, pubblicato originariamente nelle sue memorie, che parte dall'incontro con l'uomo elefante e si conclude con la morte dello stesso per presunto suicidio. Interessante vedere come lo stile del medico bilanci esigenze puramente letterarie (con alcune parti più romanzate) con la curiosità e la professionalità scientifica che gli compete. Nel capitolo successivo Gabriele Mina ricostruisce la vita di Treves e quella del suo assistito attraverso documenti originali e cerca di evidenziare il filo rosso che univa in epoca vittoriana i freak show e le istituzioni di medicina che vi si opponevano solo in apparenza. Poi è il turno di Stefano Locati che si dedica all'analisi del film di Lynch non dimenticando il quadro generale in cui è inserito il suo saggio. Nadja Durbach, dal curriculum storico, prosegue il viaggio cominciato dal curatore e prova ad approfondire il legame tra il presunto suicidio di Merrick e il comportamento poco cristallino del suo “tutore medico”. Il saggio di Fabrizio Foni è un interessante e documentato andirivieni sui freak show vittoriani e la loro trasposizione letteraria. A chiudere troviamo il testo di uno spettacolo teatrale dedicato all'uomo elefante e un'interessante conversazione tra l'autore dello spettacolo e il curatore del presente volume. Nasce come saggio di cinema, ma si trasforma in un itinerario antropologico, storico e sociale su una delle attrazioni più crudeli a cui l'uomo abbia mai dato vita.

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