Elogio del politeismo

Elogio del politeismo
Educato a credere dalla tradizione religiosa giudaica, cristiana e islamica, il mondo contemporaneo è portato a ritenere che l’esistenza di Dio non possa che essere vera, unica ed esclusiva. L’antico politeismo, invece, costituiva una sorta di pantheon utilizzato a trecentosessanta gradi per orientarsi all’interno di un universo religioso in cui le divinità appartenenti alle diverse culture si trovavano a coesistere e spesso a corrispondere tra loro. È il caso, ad esempio, della dea egizia Isis che in Grecia veniva venerata con il nome di Athena, mentre Artemide era celebrata a Roma con l’appellativo di Diana. Si trattava dunque di un sistema aperto e rispettoso che non ha mai generato conflitti e atti di violenza a sfondo religioso simili a quelli che hanno purtroppo a lungo insanguinato la storia dopo l’affermazione del monoteismo. Perché “se si parte dal principio che gli dèi sono molti viene meno il motivo per affermare che quelli degli altri sono falsi dèi o demoni”…
In aperta controtendenza rispetto ai tempi correnti, interessati da una ritrovata ribalta storica delle tre religioni monoteiste, la casa editrice Il Mulino pubblica un saggio breve, agile e di facile lettura, nel quale Maurizio Bettini tesse l’elogio degli antichi culti politeistici. L’autore, avvalendosi della profonda esperienza accumulata nella sua carriera di studioso del mondo antico, sofferma la propria attenzione sulle caratteristiche di un pluralismo religioso che ha consentito alle civiltà passate di coltivare la fede in armonia e rispetto dei reciproci culti. Lo sguardo sul rapporto di continuità che lega le identità divine dalla cultura egizia fino a quella greco-romana alla luce delle affinità presenti, costituisce forse la parte più interessante del libro. Insieme con l’analisi dei benefici che ancora oggi non è impossibile trarre per restituire al Dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani un ruolo più consono. Quello da cui non sia nuovamente possibile spodestarlo per coinvolgerlo in violente lotte di appartenenza o per farne un pretesto di contesa politica. 

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