Elon Musk

Elon Musk

I primi 500 dollari Musk li guadagna nel 1984: vende alla rivista “PC and Office Technology” un videogioco chiamato Blastar, basato sul codice BASIC – un linguaggio di programmazione ad alto livello. Ha 13 anni. L’anno prima, da autodidatta, ha imparato a programmare un computer. Nel 1999 l’azienda COMPAQ (una delle prime a produrre pc) acquista da Musk la compagnia Zip2, una sorta di ibrido tra Google Maps e Yelp (in inglese “zip to” significa spostarsi rapidamente da un posto ad un altro), creata nel 1995 per 307 milioni di dollari, di cui 22 entrano direttamente nelle casse di Elon, che solo tre anni dopo riceve altri 165 milioni da eBay, che rileva – per ben 1,5 miliardo di dollari ‒ l’ultima creazione dell’intraprendente giovane sudafricano, ovvero Paypal. Con i soldi investiti Musk può finalmente dare il la al suo obiettivo ultimo: rendere possibili i viaggi su Marte, per salvare il mondo, per mandare avanti la civilizzazione e creare una società interplanetaria. Questa è infatti la sua visione del mondo da quando ha letto il Ciclo delle Fondazioni di Asimov e la Guida Galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. Così nel 2002 fonda SpaceX e solamente dieci anni dopo SpaceX è la prima compagnia privata aerospaziale a rifornire con successo la Stazione Spaziale Internazionale e la prima in assoluto a recuperare i razzi usati, non distruggendoli. Nel frattempo, Elon ha anche tempo di investire e diventare CEO di Tesla (2003): anche questa impresa è un successo, tanto che Forbes nel 2015 la saluta come l’azienda più innovativa al mondo. Ed ora Musk sta pensando a come sviluppare la tecnologia Hyperloop, un sistema di trasporto che permetterebbe di percorrere la tratta San Francisco-Los Angeles in mezz’ora, viaggiando a 1300 km/h...

Perché tutta questa necessità di saperne di più sulla vita dell’imprenditore sudafricano? Innanzitutto perché nel corso della sua breve – Musk deve ancora compiere 47 anni ‒, ma brillante carriera, è riuscito in ogni impresa, azienda, o iniziativa da lui tentata. Che sia stata Zip2, Paypal, SpaceX, Tesla oppure SolarCity, Musk ha sempre ottenuto ciò che si era prefissato dall’inizio: con Tesla ha praticamente inventato, da zero, un mercato fiorente per le auto elettriche; con SpaceX ha abbattuto i costi di costruzione dei razzi e sta rilanciando gli USA nella corsa verso la spazio, in particolare su Marte, pianeta che fin da piccolo lo ha affascinato. Come ha fatto un emigrato diciassettenne a diventare, nel giro di trent’anni, un imprenditore con un patrimonio da oltre venti miliardi di dollari? Come delle imprese nate come semplici statup possono competere con dei giganti dell’industria aerospaziale – Lockheed, Boeing – o di quella automobilistica – Ford, General Motors? Ashlee Vance, scrittore sudafricano che opera come giornalista nella Silicon Valley è l’unico – fino ad ora almeno – ad aver avuto accesso alla vita di Musk per scrivere una biografia. “Decine di altri giornalisti gli avevano chiesto di collaborare a biografie autorizzate ma io ero l’unico cretino irritante che aveva continuato dopo il primo rifiuto, e sembravo piacergli per questo”. Tuttavia, per Vance non è stato facile ottenere questo speciale permesso: nella biografia scrive infatti di aver conseguito questa possibilità dopo aver intervistato oltre duecento persone, prima di ricevere una chiamata da Musk. Vance di certo ha voluto rendere – giornalisticamente parlando – giustizia ad una persona spesso descritta in maniera sommaria, bollata come fortunata ed incompetente nel corso di tutta la sua carriera. Ne viene fuori una biografia non proprio obiettiva – dopo oltre 50 ore d’intervista Vance l’avrà preso in simpatia! – ma comunque schietta, diretta, coerente e ben organizzata che riporta i fatti sia dal punto di vista di Musk che dei suoi dipendenti, o di persone a lui legate. Quello che alla fine fa sorridere di più è che Vance tenta in tutti modi di convincere il lettore che Musk può davvero inventarsi un futuro migliore. E sinceramente, dopo aver letto questa biografia, inizio a crederci pure io.



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