Elton John

In privato, Elton ha sempre sospettato di essere gay. Ai tempi in cui faceva il compositore a cottimo per la DJM e viaggiava da Pinner al West End in metropolitana, spesso si trovava a guardare i ragazzi e non le ragazze. I suoi rapporti con l’altro sesso sono sempre stati imbarazzanti fallimenti. Sta crescendo in lui un vistoso gusto per l’effeminatezza, resa ancora più esplicita dall’abbigliamento sia sul palco sia nella vita di tutti i giorni. In maniera assai goffa e maldestra, come confessa molto tempo dopo, una volta ci prova anche con Bernie. Ci vuole Reid per confermare le preferenze sessuali di Elton. Di ritorno da una notte assai importante con lo scozzese a San Francisco, confida a Steve Brown di essere senza dubbio gay, avendo preso una sonora sbandata per l’uomo della Tamla Motown, che Ray Williams e altri soprannominano con malizia Pamela Motown. È un’autentica liberazione per Elton, che all’età ormai abbastanza adulta di ventitré anni finalmente accetta la vera natura della sua sessualità. Coraggiosamente, non tenta di nasconderlo alle persone che più gli sono vicine. Tornato a Londra, ne parla subito in famiglia. Elton ricorda che Sheila non è particolarmente scioccata…

È in questi giorni nelle sale cinematografiche mondiali dopo essere passato, riscuotendo un complessivo apprezzamento (la struttura narrativa è fondamentalmente compiuta, la base è il vero e proprio musical), per il festival internazionale di Cannes, Rocketman. Un film tutto sommato riuscito che, sull’onda dell’inatteso ed esagerato successo del sopravvalutato Bohemian Rhapsody, aggiunge, nel solco della tradizione del cinema anglosassone che affonda le radici in opere come La storia di Glenn Miller o Ribalta di gloria (su George M. Cohan), passando anche per Ray Charles, un nuovo titolo al novero dei biopic musicali che prendono il nome da un celebre brano dell’artista di cui indagano la figura. E così dopo il Freddie Mercury (icona formidabile dal talento maiuscolo le cui canzoni sono la spina dorsale di una generazione) interpretato con grande impegno da Rami Malek in una pellicola però approssimativa e generalista, fatta solo a uso e consumo del grande pubblico, senza approfondimento o spessore, Taron Egerton, giovane, bravo e adatto al ruolo, dà voce, corpo e anima a Elton John. Che è un’icona (meno di Mercury, ma certo più di Cohan, che nessuno o quasi ricorda chi sia). Che è produttore del film, che non è agiografico. Che è ancora vivo. Che è qui raccontato con chiarezza esemplare ed estrema dovizia di particolari dalla limpida e descrittiva prosa di Tom Doyle, celebre giornalista esperto delle sette note che vive a Londra, scrive per molte testate e ha già ritratto, fra gli altri, star del calibro di McCartney, Yoko Ono, Keith Richards, Madonna, i R.E.M. e gli U2.



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