Emilia l’elefante

Emilia l’elefante
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Per ventidue mesi l’enorme Pepita, artista circense di lunga esperienza, ha portato in grembo la sua cucciola, e finalmente dopo tre ore di travaglio, a mezzanotte di un giorno di febbraio 1986, al calduccio della scuderia del Circo Finlandia – che in quei giorni “aveva piantato il tendone nella città di Kerava” ‒ l’elefantina Emilia viene al mondo con i suoi cento chili e con l’aiuto di Lucia Lucander, alias Sanna Tarkiainen, una ventenne originaria di Lemi, nella Carelia Meridionale, aspirante stella del circo. Il nome della piccola – si fa per dire – lo ha deciso proprio Lucia, scegliendo quello della moglie del direttore del circo. Emilia cresce a vista d’occhio, impara ad usare la proboscide ed è felice con la sua mamma nel circo, ma il 6 settembre 1986 in Finlandia entra in vigore una legge che vieta gli spettacoli pubblici di animali selvatici, compresi i circhi equestri, e molti animali anziani sono destinati ad essere abbattuti e tanti altri ad essere venduti a paesi stranieri, “Meglio un elefante morto che un elefante sfruttato, era lo spirito del tempo”. Tra i tanti tentativi di Lucia per salvare Emilia, l’unico ad avere esito positivo è quello con il Grande Circo di Mosca, perché “nell’allora Unione Sovietica erano ancora tempi di stagnazione politica e morale”. Dopo un lungo viaggio in treno, Lucia ed Emilia cominciano a lavorare in quel famosissimo circo, dove però la vita non è affatto facile. Motivo per cui, passato qualche tempo, il duo comincia ad esibirsi nelle piazze viaggiando attraverso il Caucaso, per tutta la Cecenia, il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Armenia; e poi, sull’interminabile Transiberiana fino in Siberia, al di là degli Urali, con l’aiuto di un capovagone personale, il palafreniere quarantenne polacco Igor Lozowski che insegna ad Emilia l’hopak, la danza cosacca che diverte tantissimo l’elefantina e il suo pubblico. Ma le avventure di Lucia ed Emilia sono soltanto all’inizio. Sulla loro lunghissima strada fino… all’Africa ci saranno un marito a tempo per Lucia, di nuovo l’Europa che però ormai non è più “un paese per elefanti”, un generoso padrone di minimarket, pompieri pronti a correre in aiuto del pachiderma, nuotate nei laghi finlandesi nel cuore della notte, banchetti luculliani offerti da ospiti gentilissimi, imprenditori agricoli disposti a regalare il loro raccolto per sfamare Emilia, una rocambolesca spedizione su un palanchino montato in groppa all’elefante (dove c’è di tutto, persino un comodo letto matrimoniale per dormire, certo, ma anche per divertirsi un po’), qualche allegro incidente, uno scontro con animalisti un po’ confusi; e, ancora, un piccolo impresario fallito ed ex depresso intento alla costruzione di un sommergibile in un lago sperduto tra i boschi finlandesi e una memorabile sbronza di Emilia a base di mele marce dalle conseguenze imprevedibili, soprattutto per l’olfatto…

Il viaggio picaresco tra una incantata Finlandia e una malconcia Unione Sovietica di una giovane donna e di una elefantina particolarmente docile e dotata costituisce la trama di questo nuovo romanzo dello scrittore finlandese più amato dagli italiani. Raccontate come sempre sul filo dell’assurdo e del paradosso, è noto che dietro le storie strampalate di Arto Paasilinna, nascosto – ma neanche tanto – tra le divertenti situazioni che fanno sorridere e spesso anche ridere il lettore, c’è sempre un tema serio, che di solito coincide con la critica della società caotica dei consumi a favore di una vita lontana dallo stress e immersa nella natura. Il risultato è quello che è stato definito simpaticamente “naturismo politicamente scorretto”. Oggetto dello sbeffeggio – assolutamente immune da attacchi di ogni tipo, considerato l’impegno reale dello scrittore – sono stavolta, nello specifico, l’ottuso ambientalismo e un animalismo paradossalmente tanto rigido e cieco da predicare l’uccisione degli animali dei circhi, purché liberi ad ogni costo dalla schiavitù degli umani. È per non abbandonarla al suo triste destino che Lucia prova a cercare una vita alternativa per Emilia, con tutte le difficoltà legate ad un viaggio in compagnia di un pachiderma che sono davvero tante, nonostante il profondo legame che le porta a vivere ogni avventura e disavventura con allegra leggerezza. Una vera e propria odissea, conseguenza necessaria di rigide leggi restrittive applicate in maniera insensata prima in Finlandia nel 1986 e dopo qualche tempo in tutta Europa. Come il precedente La prima moglie ed altre cianfrusaglie, anche questo romanzo ha una struttura ad episodi, nella quale i capitoli sono ministorie (appunto le tappe del viaggio e gli incontri che le due protagoniste fanno) più o meno indipendenti e più o meno divertenti, così che un po’ ci viene da pensare che il vecchio caro Arto non sia forse più così tanto ispirato, eppure la sua zampata da orso finlandese arriva ancora ogni tanto a sorpresa e ci fa ridere quando meno ce lo aspettiamo, con una battuta fulminante sugli eccessi dell’animalismo orbo e un po' stupido ma anche, come sempre, sulle convenzioni sociali, sui rapporti tra uomini e donne, creando situazioni assurdamente divertenti che fanno sorridere del matrimonio, della fedeltà, dell’adulterio. Senza tralasciare quei suggerimenti a là Paasilinna che ci hanno fatto desiderare, in altri tempi, una lepre da inseguire in barba alle nostre pesanti quotidianità, “Se il mondo è pazzo, tanto vale fare di necessità risorsa e godersi a fondo le proprie follie”. Forse Emilia l’elefante non sarà il suo miglior romanzo, ma come rinunziare ad una storia di Arto Paasilinna? Assolutamente impossibile.



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