Emily L.

Emily L.
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È un pomeriggio di inizio estate a Quillebeuf, un piccolo porto sulla Senna di fronte a Le Havre. Una coppia di amanti in vacanza è seduta a un caffè. È il bar dell’hôtel de la Marine, al centro della piazza. Osservano le barche, i turisti che salgono e scendono dal traghetto, il porto petrolifero sull’altra sponda del fiume, i riflessi della luce del sole. Lei vorrebbe scrivere un libro che parli della loro relazione. Lui si oppone, non è d’accordo. Pensa che non ci sia nulla di interessante da raccontare, addirittura nega che ci sia mai stata una storia da raccontare. Lei gli dice: “Se non puoi sopportarlo, puoi andartene quando vuoi”. Ma lui resta. Poi si accorgono che allo stesso bar è seduta, poco distante da loro, una coppia di inglesi: bevono una Pilsen scura e un doppio bourbon. Lei è molto più vecchia di lui. Vengono da lontano, da infinitamente lontano. Sembra che abbiano raggiunto la fine, il loro ultimo viaggio. Sembrano soli, sperduti. Vivono da anni per mare, ma ora sono fermi lì perché il loro yacht deve essersi guastato e non riparte. Nasce fra le due coppie di amanti una sorta di simbiosi, quasi uno specchio. Una storia nella storia per descrivere la danza inquietante fra realtà e immaginazione…

Pubblicato in Francia nel 1987, Emily L. è una vera e propria dichiarazione d’amore per la scrittura. Anzi, un manifesto di poetica. Non a caso il titolo del libro è una chiara allusione alla poetessa americana Emily Dickinson, donna che dedicò la propria vita alla poesia, rifiutando ogni altra forma di passione. Due sono le protagoniste del romanzo: Emily L., che rinuncia alla poesia per seguire il proprio amante (il Captain); e l’io narrante del testo, in cui si può identificare la stessa Marguerite Duras, per la quale amore e scrittura sono elementi indissolubilmente legati fra loro, tanto che il sentimento d’amore diventa reale solo se parafrasato in scrittura. Il racconto parla di un uomo e una donna seduti a un caffè, nei quali si può riconoscere la tormentata e grottesca relazione fra Marguerite Duras e Yann Andréa Steiner, uomo molto più giovane della scrittrice (la Duras aveva più di sessant’anni quando lo conobbe, lui appena ventitré), dal quale non si separò più fino alla morte. Un altro uomo e un’altra donna (Emily L. e il Captain) entrano a far parte della storia mettendo in scena una forma di raddoppiamento narrativo. Scopriamo così due coppie di amanti che non si conoscono, ma sono specchio una dell’altra, perché entrambe raccontano un desiderio impossibile, un amore verso qualcosa di irrealizzabile, che si traduce in entrambi i casi in assenza, in un vuoto. La scrittura diventa così un’arma di difesa, qualcosa che protegge dalla paura, dal dolore, da una realtà troppo complicata. “Mi sembra che tutto questo non farà più soffrire solo quando sarà in un libro… Allora non sarà più niente. Sarà cancellato. Lo scopro con questa storia che ho con te: scrivere è anche questo, probabilmente, cancellare. Sostituire”. La Duras non scrive per trovare un senso, ma per dare un senso al proprio vissuto.



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