Emmaus

Emmaus
Anni che sembrano i '70, in un città che sembra Torino. L'anonimo protagonista, Bobby, Luca e il Santo sono un gruppo di sedici-diciassettenni cattolici militanti, di una militanza che si incarna in una soave intransigenza morale, in un impegno febbrile che oggi diremmo integralista, in una orgogliosa, esibita 'diversità' rispetto ai coetanei che mai si sognerebbero di passare le giornate all'ospedale dei poveri a cambiare cateteri e le domeniche in chiesa a cantare e suonare inni sacri in versione folk-rock. Il che non impedisce ai quattro adolescenti di guardare con desiderio e timore la bellissima e selvaggia Andrea detta Andre – con l'accento sulla A – una loro compagna di liceo che una volta ha tentato il suicidio e ora si concede con silenziosa furia quasi a chiunque, comunque a molti, e di tutte le età. La famiglia di Andre non solo appartiene a un ceto sociale che i quattro ragazzi – per quanto anche loro figli della borghesia 'bene' – avvertono come distante, vacuo, viziato, ma ha una storia di morte e segreti alle spalle...
Emmaus è il villaggio che nel Vangelo secondo Luca è teatro di uno degli episodi più suggestivi delle Nuove Scritture: Gesù è stato crocifisso tre giorni prima ed è appena scomparso dal sepolcro. Due suoi discepoli sono in cammino e parlano tra loro degli eventi convulsi e drammatici delle ultime ore. Cristo, risorto, si unisce a loro lungo la via, ma i discepoli non lo riconoscono e raccontano i fatti memorabili dei quali sono stati testimoni a quello che a loro sembra solo un pellegrino qualsiasi. Dopo un po' Gesù fa per lasciarli, ma i due lo pregano: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Allora lui accetta di fermarsi qualche momento per dividere con loro un breve pasto, e quando spezza il pane viene finalmente riconosciuto. Proprio in quell'istante, scompare. L'amore, il senso, la verità sono sempre davanti a occhi ostinatamente ciechi, sembra farci dire Alessandro Baricco dai suoi zelanti ma tormentati teen-apostoli, che predicano l'ascesi e vanno a trans, che hanno la pretesa di giudicare e 'convertire' una madre e al tempo stesso ne desiderano dolorosamente la figlia. Del resto questo è da sempre territorio scivoloso, facile alle contraddizioni. Senza scomodare l'ascesi come dominio sadico di nietzscheana memoria, basta vedere come in questo romanzo l'ascesi sia rintracciabile al tempo stesso nella mortificazione e nell'esaltazione dei sensi, nella verginità e nella promiscuità:  il punto d'incontro è tra le figure del Santo e di Andre, ma anche nella storia scioccante del concepimento della ragazza. Oltre che lo splendido apologo evangelico, il titolo e le atmosfere del libro richiamano alla memoria il movimento dei Compagni di Emmaus fondato dall'Abbé Pierre (figura mitica del cattolicesimo 'di sinistra'), che nel 1954 guidò la famosa 'insurrezione della bontà' e negli anni '70 fece breccia nel cuore di centinaia di migliaia di giovani in tutta Europa. Ecco, qui c'è forse il merito più grande di questo breve romanzo splendidamente scritto e dall'appeal un po' fetish: far rivivere con sorprendente energia la stagione indimenticabile dell'irruzione delle chitarre in chiesa, delle messe traboccanti giovani, dell'illusione di poter trovare una sintesi tra visione cristiana e visione libertaria del mondo e trovarla nella prassi politica, nella società viva. Unica - ma grave - nota di demerito per l'assenza di una vera IV di copertina (sullo sfondo bianco campeggia la solita breve citazione che fa intellettuale da morire ma non serve a nulla) e di qualsiasi altra informazione editoriale nelle bandelle: sembra minimalismo chic, ma è solo insopportabile snobismo.

 

 

 

 
 
 
 
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