End zone

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“Scrivete a casa regolarmente. Vestitevi come si deve. Siate beneducati. Spiegate sempre con chiarezza la natura dei vostri problemi. Non ciondolate come se vi pesasse il culo. L’ultima cosa che mi serve è un giocatore col culo pesante. Raggiungete la vostra meta con celerità, che vi troviate in campo o nei corridoi del campus. Non lasciate che l’orgoglio vi impedisca di pregare”. Il coach Emmet Creed ha le idee chiare su come dovranno comportarsi i ragazzi della sua squadra di football, quella del Logos College, istituto sperduto nel desertificato/nte silenzio del Texas occidentale. Questo forse sarà l’anno buono per sconfiggere quegli spacconi del West Centrex Biotechnical Institute, gli unici veri avversari degni di questo nome in tutto il campionato studentesco. Con in campo un fenomeno come Taft Robinson potranno finalmente giocarsela ad armi pari e poi, se Gary Harkness la smettesse con le sue elucubrazioni mentali e si applicasse veramente nel football allora sì che avrebbero la vittoria in tasca …
Con l’espressione “end zone” si indica, nel linguaggio del football americano, quella porzione di campo in cui il giocatore può segnare il “touchdown”. Metaforicamente può essere invece un limite da oltrepassare, una sorta di punto di non ritorno mediante il quale l’allora quasi esordiente Don DeLillo si servì per gettare i prodromi di una poetica e di una ricerca letteraria e concettuale oggi legata indissolubilmente al suo nome e a quello degli altri autori della generazione post-moderna. Uscito nel 1972 e tradotto per la prima volta in italiano solamente ora, End zone è un’opera che  accoglie nel suo asettico e sterile ventre un tramestio ondulatorio di umori pesanti e paranoie striscianti, sublimati da fantasie apocalittiche e virili esibizioni di sudore e testosterone che si consolidano e si annullano in un microcosmo animato da dialettiche macrocosmiche. L’abnegazione, il sacrificio e il  cameratismo inculcati con enfasi alla squadra, visti sotto la spietata e un po’ beffarda lente d’ingrandimento dell’autore, non possono non ricordare le filippiche (de)motivazionali dei vari sergenti Hartman sparsi per le caserme di tutto il mondo, mentre la serrata descrizione della partita contro il West Centrex possiede il ritmo esasperato di una vera e propria azione di guerra. Tuttavia applicare un mero criterio di congruenza fra End zone e l’America disorientata e ferita dall’esperienza bellica in Vietnam non sarebbe esaustivo. Nel romanzo ci sono anche altri temi: ansie nucleari, spersonalizzazione consumistica, incomunicabilità e paura della morte (tutti capisaldi della produzione successiva dell’autore) si fanno spazio tra i serrati schemi difensivi della squadra, attraversando la end zone che si trova nella mente di tutti noi.

 

 

 
 
 
 
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