Epidemia zombie – Tuono e cenere

Epidemia zombie – Tuono e cenere
Aspen, Colorado. Un bizzarro convoglio sta affrontando una stretta strada di montagna: in testa c’è un furgone da lavoro mimetizzato alla meglio e riempito di filo spinato; lo segue una berlina, una Mercury di vent’anni, coperta di pitture simili al furgone e piena di bagagli; chiude la fila un pick-up della Ford modificato e fatto diventare una macchina da guerra. In due settimane, il convoglio ha percorso quasi mille miglia. È guidato da Frank Sherman, ex generale dell’esercito degli Stati Uniti, ed è composto da militari e civili sopravvissuti al virus Morningstar. Sono partiti dalla costa ovest e sono diretti ad Omaha, nel Nebraska, dove hanno appuntamento col tenente colonnello Anna Demilio, partita dalla costa Est con la giornalista Julie Ortiz e con l’agente dell’NSA Gregory Mason. Ad Omaha c’è un centro di ricerca nel quale Anne, la massima esperta del Morningastar nel mondo, potrà trovare un vaccino. Ma i due gruppi sono attesi da un viaggio pericoloso e letale, perché le strade sono piene di infetti. E non solo…
Epidemia zombie – Tuono e cenere è il secondo episodio della trilogia outbreak  nata dalla penna di Zachary Allan Recht, scrittore americano scomparso nel 2009 all’età di ventisei anni. La narrazione parte dove il primo capitolo della saga si era chiuso, e il lettore è chiamato ad attraversare lande infestate di barcollanti e furiosi zombie insieme a quei protagonisti che ha imparato a conoscere nel romanzo precedente. Gli ingredienti che compongono il tessuto narrativo sono gli stessi: realismo, adrenalina, ritmo feroce e nessun momento di pausa. Nelle pagine di Tuono e cenere non si ha mai tempo di respirare perché il pericolo è sempre in agguato. E non resta che ringraziare Thom Brannan per aver portato a termine l’ultimo episodio della saga, rimasto incompiuto per la morte di Recht. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare incompiuta una storia così avvincente che ben si presterebbe ad una trasposizione cinematografica. E poi, si sa, “the show must go on”.

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