Era di maggio

Era di maggio

Sono passate poche settimane da quando il vicequestore Rocco Schiavone ha salvato l’adolescente Chiara Berguet, rapita e liberata loro malgrado dai rapitori morti in un incidente stradale, e da quando negli stessi giorni hanno ucciso Adele, la donna del suo amico Sebastiano, ospite in casa sua e scambiata per lui dall’assassino. Schiavone si è allontanato da quella casa e dal lavoro, vive in un residence con la cucciola Lupa. Ma le rotture di “scatole” specialmente quelle di grado superiore – secondo la personale classifica del vicequestore – non guardano il calendario, e una di decimo grado gli piomba fra capo e collo. Il calabrese Domenico Cuntrera, pizzaiolo e affiliato a una ‘ndrina, arrestato per l’omicidio del socio di Berguet, viene ammazzato in carcere. Schiavone vuole, deve sapere chi ha ucciso Adele. Lo deve a se stesso che era la vittima designata e lo deve a Sebastiano. Volente o nolente Rocco torna operativo su più fronti, con gli ormai noti compagni di viaggio, Pierron e Caterina in crisi, Deruta e D’Intino, assegnati a compiti tanto improbabili quanto inaspettatamente utili. Poi c’è il questore Costa, che svelerà l’andirivieni della foto della moglie dalla scrivania al cassetto…

Che Schiavone si stia abituando ad Aosta no, non si può proprio dire. Si è rassegnato. E comunque le “rotture” di vario grado, sempre piuttosto elevato, non mancano e sono un’ottima distrazione. Cambia Rocco, come cambiano le stagioni in montagna, piano piano e quasi senza accorgersene, se non quando ormai quella che credeva essere la sua essenza si sta inesorabilmente allontanando e la nuova è già lì, presente e pressante. Allora forse non resta che accettare il suo nuovo io, che non poi così distante dal vecchio. Ma è un io che verte tutto sul ritrovare quel Rocco che forse potrebbe tornare ad essere felice. Come nei romanzi precedenti la trama gialla è impeccabile. Un po’ meno “cazzeggio”, che comunque non manca, il senso di un’amarezza più profonda, viaggi e spostamenti non sempre o non del tutto autorizzati; la scelta della casa affidata alla pupù di Lupa, un esemplare di Saint-Rhémy-en-Ardennes (razza completamente inventata dal vicequestore) perché se la cucciola l’ha fatta nel mezzo del salotto vuol dire che è il posto giusto. Arrivi e partenze che fanno pregustare e attendere con ansia il prossimo lavoro di Manzini, che in poco tempo è riuscito a entrare nel novero degli autori di cui vorresti sempre avere almeno un libro non letto sul comodino.



 

 

 

 
 
 
 

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