Eravamo bambini

Eravamo bambini
Sally è in Polonia, a Katowice, nel 1939, quando la follia nazista brucia l'Europa e l'incendio inizia a divampare proprio da lì. Ma Sally non è una bambina come tutte le altre: è ebrea, perciò sarà costretta, come molti, troppi bambini, a trasferirsi in un ghetto, quello di Dabrowa, da cui riuscirà a fuggire grazie alla sua intelligenza e diventando un'altra persona, pronta a cambiare nome e famiglia. Non sarà la sola. Per salvarsi dalla morte sicura di quei ghetti, ben 365, che i nazisti crearono dal 1939 al 1945 in quasi tutta l'Europa dell'Est, bambini e bambine costretti a crescere prima del tempo dovranno fuggire nelle foreste, nascondersi nelle grotte e nelle caverne difendendosi dagli uomini e dalla natura, soffrendo la fame ed assistendo inermi ed indifesi alla morte dei propri cari, in clandestinità e con il terrore continuo della cattura e della conseguente deportazione. I ricordi di coloro i quali avevano all'epoca tra i sei ed i tredici anni compongono racconti che trasudano sgomento di fronte al capovolgimento del mondo fino allora conosciuto e danno la misura di come ci si senta di fronte ad eventi che distruggono vite, ciecamente e chirurgicamente, come l'Olocausto. La separazione dai genitori; il senso di responsabilità nei confronti dei fratelli e delle sorelle; lo sconcerto di fronte all'odio ed all'ostilità di chi in precedenza era amico e benefattore, non possono prescindere dalla speranza, dalla forza che spinge a sopravvivere nonostante tutto e tutti, dalla profonda gratitudine per chi riesce a rimanere umano ed a mettere a repentaglio la propria vita pur di salvarne un'altra...
Ci sono argomenti che non vengono trattati mai sufficientemente e richiedono, nello stesso tempo, una cura ed un approccio particolari. La persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale ad opera del regime nazista è uno di questi. Non è tanto importante comprendere cosa sia accaduto, quanto come ciò sia potuto accadere. Non è difficile individuare le radici dell'odio che hanno portato all'Olocausto, però è molto più complicato dare l'idea esatta della gravità di ciò che avviene quando, all'improvviso, ci si ritrova senza più nulla, con il terreno che frana sotto i piedi, alla mercé del più potente o del più furbo. Ecco perché la freschezza, l'innocenza di questi racconti, fatti da chi li ha vissuti in prima persona, trasmettono l'incredulità e la speranza, mai assopita, di farcela dei protagonisti. Un linguaggio diretto, senza fronzoli, a tratti scarno, ma che sa essere anche poetico nella sua semplicità, fotografa un periodo funesto per l'umanità e nello stesso tempo attesta che non bisogna perdere la consapevolezza di una salvezza che seppure insperata è comunque possibile.  

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER