Ermes

Ermes
Il giovane è in partenza per l'arruolamento volontario nel corpo più duro della Marina militare. Ma prima di congedarsi da Cybea e dai suoi ricordi ha una necessità impellente. Incontrare e salutare il Principe. Il Principe, ex camerata della Repubblica sociale italiana, principe del foro e medium, è il Grande Vecchio della zona, capace di racchiudere in se l'intera storia del paese e forse dell'Italia intera. Lo si incontra spesso a Hit Parade, come viene chiamato il cimitero di Cybea, ed è lì che il giovane infatti va per salutarlo. Così tra un aneddoto e un aforisma, la chiacchierata tra i due finisce per diventare il pretesto per raccontare la storia di Ermes D'Avenza, “il nano nato normale ma morto nano”. Sin dalla nascita la normalità di Ermes fu evidente a suo nonno Agide che dopo un primo iniziale moto di naturale gioia – la loro era una lunga e secolare dinastia di nani – ne comprese con sempre crescente sconforto invece l'atrocità. Allungandosi e crescendo infatti Ermes avrebbe finito per sminuire il ruolo del suo sangue nella nazione. Quel corpo sano e forte sarebbe inevitabilmente diventato un simbolo di sconfitta e decadenza familiare. “Cresce con la velocità del mio cazzo quando vado al casino...”, confesserà infatti un giorno un disperato Agide a suo genero. Da qui la decisione di liberarsi di quella vergogna, prima che fosse divenuta irreparabile. Ermes fu così portato in un convitto, gli Artigianelli di Collesalvetti, che lo tirarono su fino a che maggiorenne non si arruolò nel '44 negli Assaltatori paracadutisti, iniziando così una fulminante carriera militare che lo porterà nelle file naziste ad incontrare proprio lui, il Principe, al quale salverà addirittura la vita. Poco tempo dopo, nella primavera del '45, di lui però nessuno ebbe a sapere più nulla, ragion per cui divenne inevitabilmente soltanto uno dei tanti nomi nell'albo d'oro dei defunti della Repubblica sociale. Eppure, rassicura il Principe al ragazzo, la vera storia di Ermes D'Avenza doveva ancora incominciare...
Dante Matelli, scrittore che ha collaborato con “La Repubblica”, “L'Espresso”, sceneggiatore per Marco Ferreri e vincitore del Nastro d'argento per il soggetto del film "L'ultima donna", ha congegnato per la Cooper, una storia davvero incredibile e affascinante. La storia di un normale nato in una famiglia di anormali che viene perciò ripudiato in quanto 'diverso' e che finisce per essere trasformato in un tronco umano – quindi paradossalmente a tornare diverso in un mondo di normali - per sfuggire alla morte. Eppure nonostante privo di gambe e di braccia, e anzi proprio per quello, riuscirà a divenire l'oggetto del desiderio dei più grandi personaggi della storia del dopoguerra mondiale. Inizierà così la leggenda di Ermes D'avenza, il mezz'uomo che fu musa di Salvador Dalì, che fece impazzire d'amore Marlene Dietrich, che ispirò Bunuel, fino a divenire oggetto di un vero e proprio sport mondiale, il lancio del nano. Una storia raccapricciante, conturbante, felliniana, un plot che ha il sapore onirico delle grandi leggende di una volta – elephant man, Houdini – o le grandi ballate di De Andrè, rappresentato da Matelli in maniera impeccabile grazie ad una prosa evocativa, erotica e altamente suggestiva. 


 

 

 

 
 
 
 
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