Ernest Hemingway - Afraid of nothing

Ernest Hemingway - Afraid of nothing
Il 2 luglio 1961, di buon mattino, Ernest Hemingway si alza, indossa una vestaglia rossa, scende nella cantina della sua elegante villa di montagna di Ketchum, Idaho, imbraccia un fucile da caccia e si spara. Cala così un sipario scarlatto sull’esistenza umana di uno degli scrittori più autorevoli, talentuosi e influenti del Novecento. Quello che arriva all’atto estremo del suicidio è un uomo spento, stanco, tormentato da terribili crisi maniaco-depressive, convinto dell’esistenza di oscure trame tutto intorno a lui, ferito nel corpo dalle cicatrici di innumerevoli avventure e disavventure (l’ultima, nel 1953, la rovinosa caduta di un aereo da turismo durante un safari in Kenya dalla quale si salvò miracolosamente), logorroico e ubriacone. Un uomo dal grande passato ma dolorosamente privo di futuro...
Della biografia di Hemingway si sono occupati decine di scrittori e studiosi (fra tutti, Anthony Burgess) e lo hanno fatto in decine di modi, ora dissacrando ora santificando. In un tale, variegato panorama critico, questo saggio di Francesca Tondi ha l’inedito dono della sintesi: procede a lampi, a salti temporali, delineando una mappa, un percorso eventualmente approfondibile altrove. Dopo aver letto l’ultima pagina si fa forte la voglia di tornare a leggere le opere di Hemingway, e questa più di ogni altra cosa mi pare la riprova che l’agile libretto colpisca nel segno.

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