Eroi della frontiera

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Ci sono molti tipi di felicità: quella che nasce da un lavoro ben fatto, quella di essere stati ligi ai propri doveri, di aver creato una famiglia serena, delle relazioni stabili. La felicità che è mista ad una certa soddisfazione di se stessi e che ci lascia pronti a poter riposarci, a tirare il fiato. Poi c’è la felicità della tua catapecchia. Quella di essere sola e sbronza di vino rosso sul sedile posteriore di un camper decrepito parcheggiato nel cuore dell’Alaska, mentre i tuoi due figli sono addormentati vicino a te. È quella che prova Josie in questo momento, mentre tenta di concentrarsi e mettere tutto a fuoco. Lei e i suoi figli hanno lasciato casa in Ohio (quanto di più lontano dall’Alaska si possa immaginare) e sono partiti. Carl, il suo ex marito, probabilmente li starà cercando. Ora Josie non ha voglia di pensare a lui. Non ha voglia di pensare al suo lavoro, ai doveri: ha solo voglia di guidare, guardare la natura, perdersi, prendersi cura dei suoi due bimbi. Il resto si vedrà. Non ha progetti a lungo termine. Non sa neppure cosa ci faccia in Alaska a pensarci bene. Eppure, qui ed ora, in questo istante perfetto sa cosa sia la felicità: quella di un tramonto in silenzio, del camper che ti culla nella notte stellata, di un orizzonte che si sposta sempre un po’ più in là e che puoi continuare a seguire come fosse un miraggio…

Eroi della frontiera inizia a bordo di un camper: uno Chateau scassato che Josie prende in noleggio per poter vagare senza una meta certa per l’Alaska. Non ha mai fatto un viaggio con i suoi due bimbi senza Carl, suo ex marito e padre dei due figli, e la separazione è stata brusca e dolorosa. Carl ha già una nuova storia mentre Josie sta ancora cercando un suo nuovo equilibrio. Dave Eggers ci riporta ad un tema noto: tornare alla natura per trovare se stessi, come dei novelli Thoreau. Josie però fa poca vita contemplativa. Anzi. Come una palla rimbalza in una serie di situazioni sempre più complicate e assurde, quasi che messa in moto una strana macchina del destino non si riesca più a trovare quella pace di cui si è alla disperata ricerca. Josie e i suoi due figli non sono i novelli protagonisti di una storia dolce come quella di Little Miss Sunshine o Captain Fantastic dove alla fine della storia si fa i conti con le diversità dei membri della famiglia e ci si perdona vicendevolmente certi che sempre ci sia un lieto fine. Eggers non rassicura i suoi lettori. Le rocambolesche avventure di Josie, i suoi incontri fortuiti, mettono in evidenza anche il “lato oscuro” dell’America che ha eletto Trump come suo nuovo presidente, perché la banalità della cattiveria e del “male” sono ovunque: soprattutto negli uomini e nelle donne comuni. Quella di Eggers è una storia agrodolce, che non si chiude con uno scontato lieto fine, che ci spinge ancora a pensare, a riflettere, un po’ anche a tormentarci sul perché ad un tratto abbiamo cominciato a prendere una serie di decisioni sbagliate. Josie sbaglia. Cade e si rialza. Con il sorriso tirato, il fiato corto e la voglia di ricominciare. Ancora una volta. Esattamente come tutti noi.



 

 

 

 
 
 
 

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