ESC - Quando tutto finisce

ESC - Quando tutto finisce


C’è chi se lo immagina come un’onda anomala che arriva a spazzare ciò che resta delle classi sociali (Carola Susani), chi la fine del mondo se la mette in tasca, se da tempo convive con una malattia terminale (Federica De Paolis), chi non se l’aspetta e passa le sue ultime ore a litigare con gli inquilini fascisti dell’attico di fronte (Fabio Viola) e chi invece se l’aspetta eccome e decide di fare un regalo a qualcuno (Paolo Zardi). C’è la condannata a morte (Cinzia Bomoll), l’artista depresso che inscena il suo ultimo atto su un lungotevere congestionato dal traffico, nel luogo in cui è stato felice per l’ultima e unica volta (Stefano Sgambati) e una donna che ha appena scoperto di essere incinta (Emilia Zazza)… 
Ce ne sono anche altri, perché gli autori chiamati da Mauro Maraschi e Rossano Astremo a partecipare a ESC - Quando tutto finisce  sono in tutto 11. Lo spunto, dichiarato, è sfruttare le potenzialità drammaturgiche enormi della “fine del mondo” intesa più che come catastrofe da impatto Terra/asteroide  come resa dei conti di noi stessi con la nostra vita. E infatti non c’è traccia del dopo, ma solo dell’attimo prima. Quando arriva, dove ci coglie? Cosa stavamo facendo, cosa pensavamo? Una raccolta che ha visto la luce nel mese di dicembre 2012 quando la fine del mondo quasi te la auguravi, pur di non sentir più parlare dei Maya e di quella data scomparsa dai calendari. Un’ idea coraggiosa anche perché, come sanno anche gli stessi curatori, sono pochi gli scrittori italiani capaci e impazienti di misurarsi con il racconto, e ancor meno gli editori. E quindi, eccoli qui: con alle spalle le loro brave pubblicazioni (non è una raccolta di esordienti), 11 scrittori convinti dall’instancabile Rossano Astremo e accompagnati  dal meticoloso editor Maraschi. ESC - Quando tutto finisce , forse anche grazie al collante di un tema forte come quello dell’apocalisse, è una raccolta che non soffre, se non in qualche pagina, di cali di tensione, uno dei difetti più comuni di tutte le opere collettive. Due panini ciascuno per tre racconti su tutti:  “Jackson Pollock” di Stefano Sgambati e “Neon burning pà pà pà” di Federica De Paolis, entrambi per la qualità dei dialoghi. E due panini a Paolo Zardo: per l’occhio di Matteo e per quel piccolo pianeta sul soffitto.

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