Esche vive

Esche vive
Fiorenzo ha diciannove anni, un padre scontroso che pensa solo al ciclismo e una madre scomparsa da poco. Vive a Muglione, un paesino della provincia pisana sperduto tra i fossi paludosi, e cerca di prendersi una vita normale, nonostante l'incidente con i petardi che cinque anni prima l'ha privato della mano destra. Canta in un gruppo hard rock e lavora nel negozio di famiglia, dove si vende tutto il necessario per la pesca, il passatempo più gettonato in paese. Nel frattempo, si sforza il minimo indispensabile per farsi ammettere all'esame di maturità e cerca di sopportare suo padre, che voleva farne un grande ciclista e adesso lo considera poco più di una parte dell'arredamento. Tiziana è una brillante trentenne, laureata e specializzata a Berlino, che ha rifiutato le offerte di lavoro all'estero per tornare a casa, a Muglione, e mettere la sua professionalità a servizio della sua terra. Peccato che i buoni propositi si siano impantanati ben presto nella realtà stagnante: il nuovo Informagiovani aperto da Tiziana si rivela subito come un non-luogo, a cui non si rivolgono né i ragazzi né le aziende. In compenso, gli anziani del paese, rimasti senza un bar dove ammazzare i loro pomeriggi, hanno scoperto che l'Informagiovani è lo spazio ideale dove bersi un goccetto giocando a carte: Tiziana non li caccia, nella speranza che diano almeno l'impressione che il suo ufficio non sia una cattedrale nel deserto. Mirko è un piccolo genio, venuto su nelle lande desolate del Molise, dove l'ha scovato il padre di Fiorenzo: il suo talento naturale per la bicicletta e per lo studio gli rende da sempre la vita difficile, non solo con i compagni della sua età ma anche con la sua famiglia. Nessuno infatti protesta quando il pisano si offre di portare Mirko a Muglione per allenarlo: il “campioncino” diventa così l'eroe del paese, ma continua a soffrire di solitudine. Le loro vite s'intrecciano in un anno destinato a cambiare tutto: tra Fiorenzo e Tiziana nasce un'improbabile quanto sincera storia d'amore, mentre Mirko dopo un grave infortunio si ritrova a doversela cavare per la prima volta senza le sue straordinarie capacità e finalmente si sentirà come una persona normale...
Con uno stile colloquiale e fresco – mai fuori dalle righe – Genovesi alla sua seconda prova letteraria ci regala uno spaccato della provincia toscana, senza risparmiarci niente e senza esagerare il pathos, spalancando l'occhio della narrazione sulla verità pura e nuda. Quello della campagna abbandonata e sciupata, dove sembra non esserci più spazio per la bellezza. Quella degli anziani lasciati a loro stessi e dei giovani senza prospettive, in quei tanti paesi italiani dove è rimasto ben poco dell'antico senso d'appartenenza: nessun punto d'aggregazione sociale, nessuna azienda innovativa, nessun desiderio di migliorare la situazione. Ma Fiorenzo con la sua vitalità, il suo senso dell'umorismo e la sua sincerità sfacciata riesce a farci affezionare persino a Muglione perché – come si e ci dice – qui non cambia mai niente eppure succedono un sacco di cose, e possiamo essere felici lo stesso. Sono proprio i personaggi di Genovesi a riscattare con la loro esistenza la meschinità del mondo che li accoglie, la stessa che troviamo ogni giorno nel mondo reale: quella degli adulti che sfruttano Mirko per i loro interessi, quella dei compaesani di Fiorenzo che lo deridono chiamandolo “manina”. Eppure, a dimostrazione che è la vita vera a vincere nel romanzo di Genovesi, si ride tanto leggendo Esche vive: si ride nella tragedia, proprio come nei film di Monicelli, proprio come nella migliore tradizione della comicità toscana, che esorcizza la morte ridendole in faccia.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER