Esequie

Esequie
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Contea di Kausheenah, Wisconsin. Lo sceriffo Leonard Koznowski sta tentando di passare al suo vice Deke Keller la deposizione del signor Truttman, che stavolta è arrivato in ufficio a denunciare il furto di un tacchino surgelato e di una torta e vuole anche raccontare il sogno che ha fatto la notte precedente che riguarda proprio il vicesceriffo. “Gesù” – sospira Keller, e si avvia controvoglia dopo avere preso blocco di carta e penna. È allora che Leona, la centralista dai capelli rossi grida che al telefono c’è il medico legale Vern Cameron che cerca lo sceriffo. Di solito sono rogne, pensa Koznowski, e non si sbaglia. Il medico ha trovato un cadavere all’interno dell’impresa di pompe funebri, Unterhumm; in realtà dal sopralluogo emerge che i cadaveri sono due, il titolare Klaus e il suo assistente Kirby Mudge. I due becchini sono stati uccisi da uno sparo a distanza ravvicinata, il primo mentre si stava occupando del cadavere di una anziana, l’altro mentre era seduto alla sua scrivania al piano superiore. Il problema vero è che nei suoi diciotto anni nella Contea, lo sceriffo Koznowski non si è praticamente mai occupato di altro che di qualche ubriacone recidivo, di qualche rissa e dei cacciatori che talvolta non rispettano le stagioni; in alternativa, del vecchio Gus che non sempre si ricorda di spargere sale sulla neve come dovrebbe, distratto dai suoi frequenti momenti malinconici affogati di solito nel whisky. In merito ai delitti, invece, si può dire che la sua esperienza – e quella della sua squadra – derivi più che altro dalle serie viste in tv. Adesso è necessario cimentarsi con questo caso di duplice omicidio e cercare di capirci qualcosa, quando nemmeno l’arma del delitto è stata ritrovata. Koznowski è costretto innanzitutto ad entrare nell’antro sinistro di Klaus Unterhumm, nel tentativo di sapere qualcosa di più di quest’uomo arrivato dall’Europa tanto tempo prima, considerato dai colleghi un artista geniale nell’abbellimento delle salme, anche nei casi più difficili, ma del quale nessuno sa molto e tanto meno può dirsi amico – tranne, forse, padre Tim, il viceparroco che si occupa dei giovani della parrocchia. Tra predicatori esaltati, sette segrete, oscure ombre del passato e il dannato dolore alle gambe che non gli dà tregua, riuscirà lo sceriffo Koznowski a venire a capo di questo caso, possibilmente prima di essere linciato dai suoi concittadini?

Autore di romanzi e racconti inediti in Italia, l’americano Jim Knipfel è un personaggio piuttosto stravagante, e non a caso, quindi, Esequie - unico romanzo tradotto in italiano fino a questo momento – è un thriller abbastanza anomalo, ispirato alla storia vera di una catena di omicidi avvenuti nella comunità di Hudson nel 1978, in quel Wisconsin nel quale Knipfel ha trascorso l’infanzia. Nel 1965 Jim Knipfel ha scandalizzato l’America con una autobiografia nella quale si è raccontato come un punk alcolizzato che fino ai vent’anni circa ha tentato tredici volte il suicidio finendo per essere ricoverato in un ospedale psichiatrico, ammalato di retinite pigmentosa – motivo per cui è diventato oggi quasi completamente cieco. Giornalista, oltre che scrittore, è autore di saggi (noto quello dedicato all’attore Heath Ledger), è stato un articolista specializzato in necrologi (uno dei più letti quello dedicato all’attore Charlton Heston) per il settimanale alternativo “New York Press” e anche musicista. La morte, nella sua vita e nei suoi scritti, sembra essere una costante e sicuramente si può dire sia la protagonista assoluta di questo strambo romanzo. Personaggi bizzarri, dialoghi al limite del surreale, situazioni grottesche, indagini potenzialmente esplosive affidate ad una scombinata squadra di investigatori assolutamente sopra le righe, mescolati ai torbidi segreti di una piccola e sonnacchiosa comunità americana di provincia sperduta tra i boschi, sono gli ingredienti di questo noir un po’ ironico e po’ pulp, genere del quale Knipfel è appassionato, che ad alcuni ricorderà le atmosfere a là David Lynch. Come è tipico di questo tipo di narrazioni, tutti in città credono di conoscere gli altri mentre, in realtà, ciascuno a suo modo, cela qualcosa di oscuro che, se pure non sempre necessariamente legato all’indagine – che vaga tra sette di invasati che parlano con Gesù, scienziati pazzi adoratori di Josef Mengele e insospettabili decisi a contendere a Dio il potere sulla vita e sulla morte – contribuisce ad intorbidare un racconto che da divertente e divertito si fa via via più inquietante. Una storia irriverente, questo Esequie, che spesso ha sfumature comiche e grottesche e che mostra chiaramente il rapporto particolare che il suo autore ha con la morte, tra affascinata attrazione e ironica distanza. Emblematica la citazione di Boris Karloff in esergo tratta dal film La moglie di Frankenstein del 1935 diretto da James Whale, “Noi apparteniamo alla morte”. Forse la lettura può risultare un po’ penalizzata da una traduzione a tratti improbabile, ma più probabilmente non deve essere stato affatto facile rendere in un’altra lingua la voce così personale di questo scrittore.



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