Esercizi di memoria

Esercizi di memoria

Alla morte di Luigi Pirandello, nel dicembre 1936, i parenti scoprono in un foglio autografo le sue ultime volontà e, superando tante difficoltà, riescono in effetti a farlo cremare, come desiderava. Ma lui avrebbe voluto anche che le ceneri riposassero sotto il pino in contrada Caos ad Agrigento, sulla collina a strapiombo sul mare dove possedeva un terreno, e invece è morto a Roma e la preziosa anfora greca che contiene i resti rimane al cimitero del Verano. Nel 1942 cinque liceali agrigentini, uno dei quali di nome Andrea Camilleri, provano a riportare le ceneri di Pirandello nel suo paese natale e chiedono udienza al Federale fascista… Un giovane Camilleri negli anni 1949 – 1950 frequenta come allievo regista l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica a Roma e divide l’appartamento con tre amici destinati a diventare famosi, il regista Mario Ferrero, il commediografo e regista Giuseppe Patroni Griffi e il traduttore Bill Weaver. In quella casa, di sera, arrivano altri amici, tra i quali un certo Francesco Rosi, un tale Raffaele La Capria, un giovane Vittorio Gassman, ascoltano musica da un grammofono, ballano e si divertono. L’inquilino del piano di sotto è il grande poeta Vincenzo Cardarelli, il quale, puntualmente all’una, si presenta in pigiama a protestare per il chiasso. Fino a che una sera i giovani lo invitano ad unirsi a loro e inaspettatamente il poeta… Dopo aver lavorato per quarant’anni in Eritrea, Somalia e Libia, l’ingegner Paolo Afflitto è tornato in Sicilia nel 1939 con sua moglie e si è stabilito a Marinella, in riva al mare. La notte di Natale dello stesso anno, alla fine della messa, ha creato un certo scompiglio in chiesa per aver insistito con il parroco per “sapere se la creatura che è nata stanotte in una grotta è maschio o femmina”. Pochi mesi dopo, nel negozio di alimentari si è spalmato un sapone semisolido in mezzo ad un panino e se lo è mangiato. Eppure, quando ha deciso di mettersi a costruire aquiloni per bombardare Malta, da dove partono i caccia inglesi che arrivano a colpire spesso il paese, nessuno avrebbe immaginato che…

Questi sono soltanto i primi dei ventitré ricordi che Andrea Camilleri ha scelto di condividere con i suoi affezionati lettori, scritti durante l’agosto del 2016 sul Monte Amiata, con l’aiuto di Isabella Dessalvi, alla soglia dei novantun anni. Nella introduzione, racconta di non aver pensato questa raccolta come un vero e proprio lavoro da pubblicare, piuttosto come “un esercizio, una sorta di compito per le vacanze”, e aggiunge di aver accolto un suggerimento che gli è molto piaciuto, ovvero fare un libro diverso, con i disegni di “sei tra i più apprezzati illustratori italiani, di differenti generazioni” che interpretano e rappresentano a loro modo il “sentimento” di uno dei ricordi/racconti. Camilleri aggiunge ancora – con una tenerezza quasi commovente - che si è fatto raccontare ogni illustrazione nei minimi particolari per ricostruirla con l’immaginazione; esattamente come ha confessato di fare da quando, ormai cieco, si “ristora” nel ricordo di ogni pennellata dei quadri più amati, “e così nella mia mente tornano i colori”. I suoi “compagni di libro” in questa avventura sono quindi Alessandro Gottardo, Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo, Olimpia Zagnoli, più Tullio Pericoli per la copertina. Pensate in ventitré giorni, le ventitré storie sono ricordi che spaziano dall’infanzia nella casa dei nonni alle esperienze di lavoro, ai tanti personaggi più o meno importanti incontrati nel corso di una vita intensa e ricchissima, tutti deliziosi e trattati con la stessa divertita importanza, dal noto mafioso che chiede un incontro forse spinto un po’ da vanità, al vecchio della banda di Salvatore Giuliano ex frate ed ex studente di filosofia, al surreale e geniale drammaturgo morto dimenticato cui tributare un doveroso omaggio, al controverso irredentista maltese di origine italiana incontrato in incognito, a Eduardo che volle incontrarlo nella sua paradisiaca e quasi irraggiungibile isoletta nell’arcipelago di fronte a Positano. Tra tutti però, forse il più bello è il ricordo di un cugino di suo padre che lui chiamava zio, Carmelo Camilleri, “liquidato” da Mussolini in persona perché innamorato della verità e disposto a tutto e a mettere se stesso del tutto in gioco pur di fare giustizia. Scopriamo così che questo zio Carmelo è stato “sicuramente e anche inconsciamente l’ispiratore del commissario Montalbano”, una chicca dunque imperdibile per tutti i fan del noto e amatissimo personaggio. Tra le righe di questa raccolta fa capolino, più frequente del solito forse, una nota malinconica ed è naturale pensare che nasca proprio da questa dimensione da memoir propria di chi si guarda un po’ alle spalle mentre avverte il traguardo inevitabilmente sempre più vicino. Intatta è però l’ironia e la capacità di raccontare sempre come se si trattasse di una sceneggiatura, ricca di imprevisti fulminanti e sovente esilaranti; Camilleri c’è tutto, insomma, con tutte le caratteristiche della sua scrittura che piacciono e divertono, e quindi poco importa che alcuni di questi ricordi non siano del tutto inediti e che al lettore sembrino letti da qualche parte o ascoltati raccontare da lui, perché il piacere di leggere e spesso imparare e scoprire fatti e curiosità della storia del nostro paese è quello di sempre. Raccontaci ancora, Maestro, noi non ci stanchiamo mai di ascoltare.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER