EsotericArte

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Quando si parla di Medioevo si dice tutto e nulla. I quasi mille anni racchiusi in una sola definizione, ad un’analisi leggermente più approfondita, si dividono almeno in tre diversi macro momenti temporali che nell’arte si catalogano come Alto Medioevo, Arte Romanica e Arte Gotica. E si potrebbe andare ancora più in fondo nella frammentazione, identificando per esempio nel primo dei tre blocchi tutti i movimenti di diversa estrazione e caratura quali l’arte paleocristiana, quella bizantina, longobarda, l’arte carolingia e quella ottomana, variegate enormemente nelle forme, nelle motivazioni e per scelte socio stilistiche. Se l’antichità declina con la caduta dell’impero romano (d’occidente), che formalmente viene identificata con la deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo Augusto e quindi nel 476 d.c., è proprio allora che, con il conseguente collasso di Roma e con l’ascesa di Odoacre, si può fissare il fiorire di un periodo che riconosce inizialmente la sua capitale in Ravenna. I mosaici ravennati inaugurano l’introduzione, novità assoluta nel panorama artistico, del Simbolo. Se si fa la dovuta eccezione della prima vera celebrazione della simbologia in Italia, che prende forma nella magnifica pavimentazione ‒ 750 metri di mosaico ‒ della Basilica patriarcale di Santa Maria Assunta ad Aquileia, antecedente ai mosaici di Ravenna (poco più che del Trecento) questi rimangono la prima e diffusa esaltazione dell’immagine come evocazione di senso altro, senso che si completa di immagine in immagine, di simbolo in simbolo, attraverso reciproche connessioni e rimandi. Symbàllò è infatti il termine greco che sta per “mettere insieme”, il simbolo è una tessera spezzata che solo accostata ad un’altra produce significato. Il mausoleo di Galla Placidia, la Basilica di San Vitale, il Battistero Neoniano, le basiliche di Sant’Apollinare in Classe e Sant’Apollinare Nuovo, pongono le basi ad un nuovo modo di concepire la relazione tra arte, stile, soggetto e società che si irradia in tutto il nord tra Modena, Pisa, Firenze, Venezia, ma che non risparmia il Sud, in particolare alla corte di Federico II...

Il Medioevo, considerato per anni un agglomerato di “anni bui” della storia dell’umanità, epoca di paure e ritrosia, da qualche anno subisce una sostanziale rivalutazione. Le università promuovono seminari e corsi di laurea, gli accademici di tutte le discipline, da quelle scientifiche alle umanistiche ‒ l’arte non per ultima ‒, scrivono saggi che riscrivono gli equilibri tra la Storia e i secoli che rappresentano l’anello fondamentale tra l’età antica e quella moderna. Ne è ulteriore prova questo libello storico-satirico (scritto si direbbe pensando ad una messa in scena teatrale) che con uno stile più che colloquiale, si azzarda a dire da cabaret, si prefigge di sondare qualche mistero e per lo più raccontare diverse curiosità sul periodo storico che precede l’osannato Rinascimento. Il protagonista indiscusso è quel Medioevo di grandi rivoluzioni dell’animo, di ambizioni, di tensioni spirituali molto spesso rimaste taciute da quella storiografia che ha preferito tacciare di bigottismo gli uomini e donne che dietro alla religiosità, all’esoterismo, all’allegoria hanno alimentato invece una tensione alla perfezione, un amore per il bello che non è certo da contrapporsi a quello per l’equilibrio del positivismo rinascimentale. Un afflato emotivo raro dimostrano infatti le proporzioni, i colori, i soggetti prediletti nella vivida e narrativa arte bizantina, che si sublima nel romanico dell’ordine e dei motivi sociali e che diventa misticismo nel gotico dalle forme allungate, dalle graffianti contraddizioni che animano il rapporto tra colore e buoi, tra severità e complessità della forma. Profondità e portata rivoluzionaria che tocca vette altissime nelle pieghe di grandi nomi come quello di Giotto, oltre la sua O, oltre la notorietà, si scopre la modernità del genio nelle innovazioni che meno di altre vengono sponsorizzate: il primo a scoprire il vero dei colori, della luce tanto quanto quello anatomico e fisiognomico. Il primo pittore a mostrare fisicamente una lacrima, a dipingere i denti, i petti nudi squarciati dal dolore di angeli in pena. Curiosità come questa, tra l’aneddotico e lo storico, al di là della esagerazione dei toni e delle opinioni gratuite, sono il valore aggiunto dell’approfondimento.



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